Il ladro di parole

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Il ladro di parole

Barbara, famosa scrittrice ormai in parabola discendente, è alle prese con il suo nuovo romanzo senza riuscire a farlo decollare. Le pagine vuote hanno il potere di farla precipitare in uno stato d'angoscia. Betta - sua editor fidata, da sempre al suo fianco - condivide con lei un mondo fatto di tempi da rispettare, riti, abitudini ma anche di parole che, si accorge, comincia a tradirle. Barbara infatti non riesce più a trovare l'entusiasmo di uno sguardo attento a cercare storie per i suoi libri, storie che non risvegliano in lei più alcuna curiosità. Il mondo ha smesso di sorprenderla e, oltretutto, registra una perdita di entusiasmo che si intreccia con la consapevolezza di qualcosa di implacabile, perchè "le parole non fermano gli anni ma gli anni fermano le parole". La sua fantasia non corre più lungo i sentieri possibili del foglio, il nulla si è sostituito a quei conosciuti segni portatori di potenziali racconti. Segni non più tracciati sulla pagina ma sul suo viso, rughe disegnate agli angoli degli occhi, macchie della pelle, labbra tirate che ogni mattina cerca di correggere. Sta invecchiando, la vita è diventata vuota e così anche la pagina. Tutto cambia quando una sera, una copia del manoscritto viene perduta. A ritrovarla sarà un giovane che deciderà di riscrivere quella storia a modo suo, entrando senza essere invitato in un rapporto a due, violando quell'intimità e conferendogli quasi un valore erotico. Betta si lascia affascinare dal gioco dell'uomo mentre Barbara rimane profondamente offesa nel suo orgoglio, sentendosi derubata e violata...
Romanzo tattile ed odoroso, perché ogni cosa descritta può essere toccata (le rughe, i tasti del computer, i fogli) e annusata (il profumo di Barbara, gli ingredienti della cucina di Elvira, la cuoca) ma anche un romanzo impregnato di dolore, il dolore che  accompagna tutti, quello della perdita. E allora sono le lacrime di Nina, raccolta per strada e salvata dall'inferno, a descrivercelo con il suo vissuto di tradimenti e di futuro negato o il rancore di Elvira  la cui  memoria di tanto in tanto la spinge nei tentacoli del passato. La trama cattura sin dal principio accompagnandoci in un universo tessuto al femminile lì dove le storie private si intrecciano fra di loro regalando senso ad ognuna. Gli unici due uomini di questa storia, il bibliotecario e l'ex direttore editoriale, sono nella storia quasi a dover tracciare un confine tra i due mondi. Tutti i personaggi sono ben delineati, mai banali, gli intrecci sono ben spiegati e si apprezza l'attenzione posta alla descrizione delle personalità di ognuno di loro. E' un viaggio all'interno della scrittura, lì dove l'autrice ha voluto mettere l'accento in modo semplice ma coinvolgente, mai distaccato. E' un libro sul potere delle parole, quelle dense di significato che possono cambiare il corso degli eventi. La parola come  traccia, traccia per non perdersi e per ritrovarsi, traccia per farsi riconoscere. Lo scrivere è un modo privilegiato di lasciare la scia del nostro passaggio, ma quando il rapporto tra realtà e linguaggio, tra mondo reale e mondo immaginario diventa difficile, allora bisogna anche fare i conti con la mancanza e con la necessità di rinnovarsi.