Pane e tempesta
Con la sua ultima fatica Stefano Benni si riconferma un autore unico nel panorama letterario italiano, con le sue fiabe moderne intrise di ironia amara. Pane e tempesta non ha una struttura narrativa unitaria ma è costituito da varie sottotrame che si accavallano e si sorpassano le une con le altre, fino a formare un’unica storia meravigliosa che è quella del paesino fatato di Montelfo; i suoi personaggi sono totalmente intrisi di una stralunata comicità che nello stesso tempo apre varchi impercettibili alla riflessione e alla malinconia. Il mondo fiabesco magistralmente descritto dallo scrittore bolognese è, infatti, contaminato da malefiche intrusioni della “civiltà” cattiva, quella che pretende di essere all’avanguardia ma che impone solo la cancellazione di un passato sano e genuino, annientando con la cementificazione, per esempio, pezzi di campagna e baluardi storici del paese. Come già in passato ha fatto, anche adesso Benni crea un universo parallelo in cui, però, non mancano le assurdità e i controsensi della nostra realtà e lo fa con un linguaggio speciale, intarsiato di metafore e immagini curiose, impreziosito da riferimenti colti e comici nello stesso momento. I protagonisti del romanzo, dal nonno stregone a Trincone l’Amoroso, sono magici ma paradossalmente veri, rinchiusi nel loro micro mondo esente da crisi monetarie, crolli borsistici, saldi e inflazione ma perfettamente consapevoli dei perfidi meccanismi in cui vive la gente fuori da quel bosco incantato. È che loro, tutti quanti, vivono di storie, sorrisi, piccole cose, autentiche e vogliono continuare a farlo, anche se questo significa, ancora e per sempre, mangiare pane e tempesta. Una bella lezione di comicità, di letteratura, di vita.
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