America
Il destino è nella produzione kafkiana sempre e comunque inderogabile e spesso (o sarebbe meglio ripetere, sempre e comunque) molto ironico. E con Karl Rossmann sembra divertirsi davvero tanto, mettendolo costantemente in situazioni difficili o imbarazzanti, da cui lui - stoico - sembra però uscire sempre a testa alta. Karl è l’uomo che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, in totale balia appunto di un fato che gli imbastice un’esperienza statunitense da non dimenticare. Purtroppo, questo romanzo postumo dello scrittore praghese (il libro è stato infatti pubblicato solo nel 1927 grazie all’interessamento dell’amico e biografo Max Brod) è incompiuto, e dalle lettere scritte dall'autore durante il periodo della scrittura sappiamo che a risolvere le sorti del Nostro sarebbe dovuta giungere una non ben definita 'mano dall’alto', che forse lo avrebbe ricongiunto con i familiari ostili. Quello che fa sorridere è anche sapere che le descrizioni fatte da Kafka su New York e il mondo americano veloce ed economicamente avanzato non derivano da viaggi personali (l’autore non si allontanò mai dall’Europa) bensì da letture di autori americani infarcite della proverbiale immaginazione che gli permetteva di raccontare, se non con grande puntualità con sicuro trasporto, una terra contraddittoria e molto, molto affascinante.
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