Le vene aperte dell'America Latina
Due cose si possono dire per far capire immediatamente l’importanza di questo testo: prima di tutto, la sua diffusione venne bandita sotto le peggiori dittature militari in Argentina, Cile ed Uruguay perché strumento di “corruzione giovanile”. E ancora, durante l’ultima Conferenza delle Americhe il controverso presidente venezuelano Hugo Chavez ha portato un regalo al presidente Barack Obama, un libro: il suo titolo era Le vene aperte dell’America Latina. Perché? Probabilmente perché Galeano non fa compromessi. Dice la verità, con scarna solennità, racconta la storia, la politica e l’economia, senza vergognarsi di non essere uno storico, un politologo o un economista. Lo fa per la “necessità sociale di risposta”, come dice lui stesso, per contribuire con idee e storie a rispondere agli interrogativi che assillano il popolo del Sud America. Ci convince con frasi brevi, spietate, dirette. Titoletti eloquenti. Ad esempio: “L’economia nordamericana ha bisogno dei minerali dell’America Latina come i polmoni hanno bisogno dell’aria.” Oppure: “La dea tecnologia non parla spagnolo.” I paragrafi sono densi, raccontano episodi e atrocità con precisione chirurgica, evocando il passato ma partendo sempre dal presente. Per spiegare il sottosviluppo latinoamericano di oggi ci spiega come questo sia la conseguenza dello sviluppo altrui, come i latinoamericani siano poveri perché la terra che calpestano è ricca. E’, insomma, una conversazione con la gente, con sfoggio di dettagli truculenti, ma pur sempre una conversazione. E’ una catarsi, e l’impatto incredibile del libro lo mostra. Ce lo dimostra “la ragazza sull’autobus di Bogotà che leggeva questo libro alla sua vicina di posto e finì per alzarsi in piedi e leggerlo ad alta voce a tutti i passeggeri”. Ce lo dimostra “la donna che fuggì da Santiago, nei giorni dell’eccidio, con questo libro nascosto tra i pannolini del suo bambino”. Ce lo racconta Isabel Allende, nella bellissima prefazione, quando confessa che dopo il golpe del 1973, scappando dal Cile portò via con sé poche cose: tra queste, le Odi di Pablo Neruda, ed un libro con la copertina gialla, Le vene aperte dell’America Latina. Galeano può mescolare generi letterari, può raccontare la storia come un giornalista, un patriota, un narratore: perché sta conversando col suo popolo, e lo fa col linguaggio passionale che li contraddistingue. Può raccontarci della violenza dell’ufficiale che disse “Non mi interessano i racconti: portatemi orecchie”, di testicoli tagliati, donne incinte col ventre squarciato, bambini infilzati con la punta delle baionette: lo ascoltiamo, perché ci sta aprendo l’anima dell’America latina, che non può prescindere dalla sua sofferenza. Esercita il suo dovere civico e civile, Galeano. Perché, come disse Salvador Allende, la coscienza va risvegliata, la lotta mai abbandonata…e "Vale la pena di morire per le cose senza le quali non vale la pena vivere". In nome del senso profondo di giustizia senza la quale nulla ha davvero senso. Forse non era che questo il messaggio del signor Chavez per Barack Obama.
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