Frank Lehmann e l'amico fidato e leggermente logorroico Wolli sono in viaggio nella vecchia Kadett di Lehmann direzione Berlino. Siamo negli anni '80, e Frank è appena stato congedato dal servizio militare per un finto tentativo di suicidio. E' Wolli a fargli da navigatore essendo tra i due l'esperto della città in quegli anni ancora per poco al di là del muro. Frank gli sta dando uno strappo ma le loro strade una volta giunti a destinazione saranno destinate a dividersi. Wolli ha i suoi giri da seguire mentre l'amico ha una missione ben precisa da compiere. E' lì infatti per incontrare suo fratello Manfred e con lui magari ricominciare una nuova vita. Perciò i saluti fra lui e Wolli una volta giunti finalmente a destinazione nel quartiere berlinese di Kreuzberg, sono carichi di rosee aspettative. Ma una volta trovatosi solo ed essersi affacciato nell'abitazione dove risiede suo fratello, Frank scopre immediatamente una realtà un po' differente da quella immaginata. L'appartamento degli amici di Manfred infatti è popolato da un numero indefinito di personaggi rocamboleschi e squinternati, capeggiati da Erwin, l'unico inquilino che può definirsi tale. Attorno a lui ruotano artisti di strada, musicisti, punk, bohemienne senza molta arte ne parte capaci di vivere alla giornata con mille espedienti e molti pochi perché. Soggetti perfettamente assorbiti dall'atmosfera berlinese dell'epoca, in pieno fermento alcolico-sintetico-creativo prima che il crollo del muro la ridisegni omologandola al resto dell'occidente. Ma sopratutto del fratellone di Frank – dagli amici per altro conosciuto con l'improbabile nome di Freddie – non v'è traccia alcuna. Né qualcuno sa dove poterlo eventualmente rintracciare. Così a Frank non resta che farsi sempre più contagiare da quel carosello esistenziale fatto di bevute, albe insonni, concertoni punk e unirsi a quel pittoresco carrozzone variopinto di zingari berlinesi, in attesa di veder balzar fuori da un momento all'altro suo fratello e capire cosa si celi dietro la sua improvvisa scomparsa...
Sven Regener - oltre che scrittore di successo, già frontman e bassista della band Element of Crime - sforna per i tipi della Elliot il terzo episodio della saga dell'irresistibile signor Frank Lehmann, questa volta alle prese con la Berlino tutta colori, bevute e creatività dell'allora Germania Ovest. Ne esce un romanzo alcolicamente imbevuto di atmosfere sorprendentementi amarcord ma per nulla retoriche. Un ritratto di una generazione e di un popolo capaci di vivere la propria esistenza – in quel momento di svolta epocale - in bilico sulla storia, senza mai scendere a compromessi o rinunciare alla propria individualità e vitalità. Un romanzo agile, veloce e tagliente come l'assolo rock di una vecchia Charvel, dove i vari personaggi e i luoghi che ruotano attorno al protagonista sono la perfetta fotografia in movimento di un momento storico nel bene e nel male, unico e assolutamente irripetibile. Perché come recita l'aletta dell'accattivante copertina (cover design by Maurizio Ceccato): “[...] non importa da dove vieni e chi sei stato, in nessun posto come a Berlino puoi cercare veramente di essere te stesso. O no?”

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