Ritratto di una poltrona

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Ritratto di una poltrona

Sembra facile, ma non lo è. Essere la poltrona del capo, in un appartamento dove un non meglio definito gruppo politico disegna strategie sovversive prendendosi tremendamente sul serio, vuol dire seguirne ascesa e (possibile) caduta. O, peggio ancora, finire coinvolta nell'omicidio sbagliato. Un omicidio che Elia, giovane ed inquieto membro della compagnia, incapace di andare ma insoddisfatto nel restare, progetta mentalmente giorno dopo giorno per uccidere Antonelli, intoccabile capo con controfigure pronte a sostituirlo ad ogni uscita: eludendo, per lo scopo, la cerchia degli eletti che di Antonelli hanno fatto una religione, e la propria personale rete di contatti faticosamente creata nella casa, tra missioni affidategli, poi fallite, e un amore condominiale con Laura, donna delle pulizie pratica e muta. Un assassinio che Elia vorrebbe rapido, pulito, definitivo: perché tutti i capi hanno un momento di debolezza, e Antonelli, il suo, lo trascorre abbassando le difese in quella comoda poltrona dallo schienale troppo alto. Un delitto che diverrà doppio quando la poltrona, silente e memore testimone, verrà data alle fiamme con whisky e sigarette. Prendendosi però poi una dolce, amara, lenta vendetta sul pensieroso Elia, oramai lontano, in una vita diversa, eppure ancora troppo simile a quella appena passata...
Ritratto di una poltrona, ultima prova di Clio Pizzingrilli, scrittore ascolano direttore dei quaderni di critica del lavoro "questi-piccoli", assomiglia a molte cose senza esserne nessuna in particolare. Non è un un testo politico, per quanto di ideologie sia intriso e ne strabordi la vita della voce narrante, Elia. Non è un giallo, nonostante un omicidio vi venga ideato, preparato e messo in atto con meticolosa precisione. Non è un romanzo di formazione, anche se il protagonista descrive l'evoluzione del proprio pensiero, i motivi che lo spingono ad entrare in casa Antonelli per trovare un appiglio, una sostanza di cui riempirsi. In Ritratto di una poltrona Pizzingrilli spalanca la porta su di una giovane esistenza, immersa in un ambiente ambiguo e ostile, i cui movimenti, tanto i suoi quanto dai fumosi soggetti che le si agitano attorno, paiono quasi tutti interiori, solo alcuni trasformandosi in azioni vere per quanto prive di volontà: un amore frettoloso, la falsa missione, un fallito atto di abiura. L'atmosfera di queste pagine, tutte dense e riccamente lavorate con un linguaggio colto, a tratti sottile come un'ostia a tratti duro come un guscio di granchio, è sospesa, impastata di inquietudine: ingoia il lettore, ne imprigiona i pensieri, ne trattiene il respiro fino alla fine. Fatte eccezioni per alcune coordinate spazio-temporali, il romanzo racconta una storia indefinita, dalla continua tensione alimentata di progetti destinati a fallire in partenza, resa oscura dal mistero che macchia le finalità politiche di Antonelli e dei suoi uomini, e in cui le decisioni più sofferte (un suicidio e un omicidio, mezzi estremi per strapparsi alla vacuità delle intenzioni), una volta trasportate nella realtà sono destinate a spezzarsi rovinosamente, mostrando una realtà nuova, pur sempre fredda, senza sentimento. Ritratto di una poltrona è un romanzo breve che sulla delusione, degli ideali politici mai compresi e condivisi in toto, e delle aspirazioni personali, per sempre nebulose e incerte, fa germogliare la rigogliosa pianta dell'amarezza, l'unica davvero resistente al trascorrere del tempo.