Al centro dell'inverno

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Al centro dell'inverno

Provincia americana. Midwest, Minnesota. Gli Schiller sono rimasti in tre: la piccola Kate, suo fratello Esau e la loro mamma, Claire. Il padre invece, Arnold, ha deciso di “defilarsi”, suicidandosi, non prima di aver sgretolato equilibri già instabili della sua famiglia con l’abuso di alcol. Sì, equilibri instabili perché Esau non è un adolescente “normale”, ma è affetto da un disturbo mentale che costringe i suoi genitori a logorarsi intorno al senso di responsabilità, rinfacciandosi senza sosta la colpa di quel “buio” che ogni tanto inghiottisce Esau, e per colpa del quale viene continuamente ricoverare in un Istituto...

La neve immobile e asettica dei rigidi inverni americani rimane sullo sfondo di questo romanzo condotto da tre voci, distinte ma sostanzialmente derivanti le une dalle altre, che insieme conducono il lettore attraverso un viaggio liberatorio dal proprio dolore. La prima a parlare è Kate, con le esigenze e i sogni dei suoi sei anni, con il suo ricordo del padre che sbiadisce e che, all’improvviso, sparisce del tutto lasciandola a chiedersi se sia mai esistito veramente. Poi è il turno di Claire, una donna forte e indipendente, anche se per le 442 anime del villaggio di Motley, Claire non è una “donna come si deve”, “una donna come si deve sta in piedi in cucina, o spolvera”, Claire invece lavora, e quando cammina per la strada c’è sempre un fruscio di mormorii alle sue spalle ad accompagnarla. Ma le pagine più intense sono senza dubbio quelle in cui a parlare è Esau: la Hornbacher affida alla mente dissociata di un adolescente l’interpretazione degli stessi eventi raccontati da Kate e Claire, e che raggiungono però attraverso il suo punto di vista un forma più penetrante, intima. Marya Hornbacher, giornalista oltre che scrittrice, vive a Minneapolis con il marito, cinque gatti e due bassotti. Dopo aver scritto un’autobiografia (“Sprecata”) centrata sull’esperienza della propria anoressia, Al centro dell’inverno è il suo primo romanzo. Frutto di un’estrema osservazione psicologica dei protagonisti, il romanzo affronta con insolita sensibilità anche temi socialmente importanti come l’alcolismo, la malattia mentale, il suicidio. Eppure, la speranza in un futuro di serenità non cede, e straborda da ciascuna pagina, anche quella più fredda, anche nella zona più cupa della memoria, perché nonostante tutto si va avanti, perché “non si può vivere con il passato che ti ingombra la casa, non puoi sprecare il tuo amore” perché “devi amare quel che resta, e ha la volontà di vivere”.