Un lento apprendistato

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Un lento apprendistato

Nathan “Culodilardo” Levine è un soldato semplice, specialista 3/C (131° battaglione trasmissioni) presso Fort Roach, in Louisiana. Laureato, colto, con la passione della lettura, si trova impegnato assieme a Picnic, Baxter e Rizzo in operazioni di soccorso alla popolazione di Creole, spazzata via da un uragano. I tre piantano la loro tenda nei presso di un College requisito dall'esercito, montano le strumentazioni, si fanno rifocillare dalle donne del posto, tra cui la piccola 'ranuncolina'. Un pomeriggio Nathan decide autonomamente di unirsi ad una squadra addetta al recupero dei cadaveri; non sa neanche lui perchè lo fa, del resto, non è il suo compito; eppure adempie imperturbabile alla raccolta dei morti, senza fiatare, districando le carcasse umane imprigionate tra grovigli di filo spinato, impigliate tra i rami degli alberi, galleggianti a pelo d'acqua. Il disincanto sarà per Levine la strategia autodifensiva per non razionalizzare il dramma della morte, facendo sì che della scia di devastazione dell’uragano egli non percepisca che una pioggerella e che il rumore degli elicotteri di soccorso, il frastuono delle macerie, venga sovrastato dai gemiti di una notte d'amore con la piccola ranuncolina...
Tim, Grover, Carl, Etiènne e Hogan sono poco più che bambini: amici di gioco, di sogni e speranze. Si dilettano in piccoli sabotaggi del mondo adulto; bravate tutt’altro che banali. Oltre ad inviare infiltrati all’interno delle riunioni scolastiche, sono in grado di pianificare attacchi con “bombe” a base di sodio, capaci addirittura di bloccare per giorni le attività di una cartiera. Il tutto sotto la guida attenta di Grover, la mente del gruppo, piccolo genio amante dell'ascolto radioamatoriale, col quale i nostri amici, captando comunicazioni di tassisti, marinai e rimorchiatori, spesso viaggiano con l’immaginazione fuori dai confini dell’ordinaria realtà. Le loro scorribande assumono il sapore inconsapevole della “vendetta” quando Tim e Carl scoprono che le loro famiglie sono intrise di odio razziale nei confronti di quella di Carl, unico nero del gruppo; Tim ascolterà una telefonata di minacce della madre che intimerà a quei “negri” di lasciare la città, mentre Grover intuisce che i genitori gli fanno leggere i romanzi di Tom Swift perchè in essi il servitore nero Eradicate Simpson viene trattato in modo disgustoso. Le riunioni clandestine del gruppo divengono dunque, implicitamente, motivo di integrazione segreta dove non c’è la contrapposizione diretta alle intolleranze degli adulti solo perché alla base c’è incredulità e incomprensione . Specialmente Tim non si capacita di come si possa odiare qualcuno come Carl che proprio per il suo colore di pelle “portava una specie di luminosità, un chiarore, una compensazione al qualcosa che mancava nella luce”. L'aiuto ad un giovane alcolista nero segregato in uno squallido albergo e la pulizia del cortile della casa di Carl dove era stata ammassata una montagna di spazzatura che Tim e Grove riconoscono provenire anche dalle loro pattumiere, renderà i ragazzi molto più maturi dei loro stessi genitori, ma pur sempre assoggettati e rassegnati ad un modello culturale dove il diverso viene considerato come un rottame da discarica...
Un lento apprendistato raccoglie racconti nati fra il 1958 e il 1964. Una produzione che l’autore considera acerba e noiosa. Nell’introduzione (una sorta di autobiografia ragionata che possiamo considerare a pieno titolo come un racconto postumo a se stante) Pynchon definisce i suoi scritti giovanili come scene d’ inseguimento, un retaggio infantile  di cui non si riesce a liberare; dunque, tutto sommato, un apprendistato tutt’altro che lento. L’impressione che se ne ricava è quella di un macchina che si è messa in moto e che scarica tutta la forza del motore prima di intraprendere la strada. Un rombo di lessico, una partenza forse poco elegante, ma bruciante. Una sorta di officina letteraria dove l'autore sperimenta differenti stili narrativi.  Dal linguaggio essenziale e disincantato di pioggerella (che poi fu il primo racconto pubblicato in assoluto dall’autore), all'atmosfera psicanalitica, quasi fantascientifica di "Terre Basse", al caos psicocosmico e beat di "Entropia",  alla spy-story di "Sotto la rosa",  fino alla consapevolezza del compimento di una maturazione letteraria ne “L’integrazione segreta”. C’è veramente tanto in questi racconti; durante la lettura si ha spesso l’impressione di essere di fronte a qualcosa di potente che tuttavia sembra restare sempre in potenza;  non tutti i lettori potranno infatti apprezzare la vorticosità dei ragionamenti, i rimandi non sempre espliciti, lo stile denso e corposo, le citazioni non facilmente riconoscibili (dalla letteratura, al cinema, alla musica Jazz). Tuttavia anche chi si ritroverà indispettito dall’alternarsi di minimalismo e  disordine caotico, troverà consolazione in l’integrazione segreta  dove il filo logico risulta più lineare, e dove senza alcun ridimensionamento di stile, si ha la garanzia che qualcosa di quella storia ti rimarrà dentro.