“Voi bambini non potete capire ma un tempo gli alberi di Natale riposavano nei solai per la parte migliore dell’anno”. Eh sì, perché ora, invece, gli alberi di Natale sono i coraggiosi custodi dei quartieri di Genova, in lotta per la sicurezza della città: in particolare, uno di questi è GUSTAVIUS, nume tutelare del quartiere di Marassi, posto con la sua gigantesca stazza a dominare il crocevia che conduce a Marassi Bassa. Suo guscio protettivo è il casotto dell’edicola di Vinicio, il quale adora che i passanti si fermino a guardare e ammirare il famigerato albero rionale. Ma è proprio Vinicio a notare una strana macchia bianca che attraversa il tronco del suo GUSTAVIUS, segnale tutt’altro che rassicurante di un’ imminente patologia: un bel guaio poiché, proprio adesso, si avvicina lo scontro con il terribile MASCHERAFUTURO, l’albero del circondario circostante, responsabile di svariate carneficine tra i residenti di Marassi. La preoccupazione più grande di Vinicio è per la donna amata, la dolce Mirella, e per tutti i bambini dell’orfanotrofio della zona, da lei gestito, grandissimi fans di GUSTAVIUS ma purtroppo inconsapevoli del suo declino in atto. Chi vincerà questo fatidico scontro?
In una Genova post-nucleare à la "Blade Runner", nella quale però non troviamo replicanti terroristi bensì alberi di Natale in lotta tra loro per il dominio del territorio, Paolo Caredda ambienta una fiaba moderna un po’ folle, un po’ cyberpunk e molto fuori dalla realtà e dagli schemi. Se consideriamo, però, che Caredda è colui che in Italia ha introdotto il cosiddetto Mockumentary, ossia il falso documentario, in cui si raccontano vicende o si espongono testimonianze a mò di documentario appunto, senza però affrontare alcun elemento reale, capiamo come la sua mente abbia potuto partorire questa sorta di divertissement letterario fuori dal comune, originale ma nello stesso tempo infarcito di notevoli riferimenti alla cultura contemporanea, musicale e non - quanto ai riferimenti musicali, encomiabile la discografia finale, che vanta nomi illustri come Bowie, Blackmore e i meno noti ma altrettanto superlativi Van der Graaf Generator. Il tutto impreziosito da una scrittura vagamente poetica, resa ancora più “verseggiante” dai frequenti a capo, grazie ai quali le pagine si presentano comicamente zigzaganti. Non di facile lettura, sicuramente, per chi non è solito immergersi in una letteratura “noir-onirica” come questa, ma neanche di facile scrittura, ovviamente: una bella prova, per un ex di Gioventù Cannibale - la storica antologia pulp curata da Daniele Brolli in cui figuravano autori come Aldo Nove e Ammaniti - che si dimostra pronto a far discutere ancora.

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