Il mestiere di vivere - Diario 1935-1950
Il mestiere di vivere costituisce l’autobiografia di Cesare Pavese e, insieme, uno dei più rilevanti esempi che di questo genere abbia fornito la letteratura del Novecento. Una confessione esistenziale, ora sottilmente compiaciuta, ora crudelmente impietosa, sino al punto in cui lo scrittore sembra persino tentare una sorta di psicoanalisi letteraria di se stesso. Si tratta di un diario di cui l’autore iniziò la stesura, sotto forma di note e appunti frammentari, a partire dal 1935, conducendola poi con maggiore o minore frequenza, fino all’agosto del 1950, pochi giorni primi della sua morte. Là dove gli oscuri presagi, che ne infestavano l’animo come un “vizio assurdo”, sembravano doverlo condurre. A quel gesto estremo che recide, con il filo della vita e il nodo dell’arte, le ultime radici che lo tenevano aggrappato a un’esistenza la cui trama era già stata a poco a poco sfilacciata da arcani presentimenti e dall’eco costante di un malessere.
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