Il disordine
Raffaello Ferrante
voto

Il 6 settembre 2004 nella sede centrale della Lemar - l'impero finanziario in mano ad Antonio Di Pula, primo azionista e grande burattinaio della finanza non solo milanese ma anche italiana e internazionale, giusto ieri colpito da infarto – è stata convocata una riunione d'urgenza. La Biolem pare voglia acquistare il 4% delle azioni del colosso milanese. Margherita, nipote e unica erede del vecchio Di Pula, alla sua prima vitale riunione, si trova dunque a dover prendere da sola la decisione più cruciale per il futuro dell'intera storia della multinazionale. Il 4% in realtà non rappresenterebbe nulla di rilevante se non si sospettasse che dietro la società svizzera interessata all'acquisto si celi in realtà la longa manus del ministro Pietro Dreveri, secondo azionista della Lemar e nemico giurato e dichiarato di famiglia. Ma forse Margherita ha un asso nella manica. Da neanche ventiquattr'ore infatti è la nuova fiamma di Matteo Dreveri, figlio primogenito del potente ministro. Matteo - “sensuale senza ritegno, […] capace di manipolare chi lo ama, nessun Dio gli ha mai detto di no” -  ha due capisaldi nella sua vita di eccessi. I due fidati amici Luca e Gio. Ma ha anche una vita sentimentale che dire avventurosa sarebbe un eufemismo. Mentre infatti la nuova fiamma Margherita è in macchina a riflettere sul macigno che le è piombato addosso e i due amici sono a fare footing e conversazione ai Giardini di via Palestro, lui è intento in un magnifico amplesso con la bella Ornella, giornalista acqua e sapone, tutta valori e sani principi, alla quale il destino, come un gioco di specchi, ha appena consegnato la notizia di un'intervista da registrare proprio alla nuova regina della Lemar, Margherita. Ornella infatti in un vecchio articolo aveva pesantemente criticato Frans Vreinstein, amica intima di Margherita - e cugina un po' troppo morbosa peraltro proprio di Matteo – a cui ora la sua rivista, cavalcando l'onda della polemica, ha deciso di dedicare la copertina. Ma all'appuntamento per l'intervista Ornella si ritrova accanto a Margherita proprio l'odiata Vreinstein, che come un segugio in cerca della preda, percepisce immediatamente mischiato all'eau de toilette della giornalista anche l'inconfondibile odore di Matteo...
Carlo Mazzoni dopo il successo de I postromantici torna a occuparsi dell'Italia del malaffare e degli intrighi di palazzo. In questa opera edita da Salani, Mazzoni mette in scena il peggio della società civile e politica contemporanea del nostro paese. In una Milano capitale del lusso, dei salotti, della finanza, un gruppo di rampolli trentenni vortica tra intrighi, tradimenti, veleni, avidità e affari loschi, in una spirale di luccicante vuoto cosmico, dove l'unico Dio da inseguire è l'arrivismo più sfrenato e dirompente. Eppure le ottime intenzioni di Mazzoni alla fine tradiscono le tante aspettative. Il prodotto finale risulta infatti confezionato in stile troppo da fiction che toglie credibilità e veridicità ai personaggi e agli intrecci da essi generati. La carne al fuoco è tanta, forse troppa, e i colpi di scena sono troppo “telefonati”. Per cui alla fine nonostante un ritmo serrato che mai annoia la lettura la storia non va mai né troppo al di là del puro intrattenimento, né troppo in profondità per essere credibile critica politica e sociale. Una ruota sempre troppo attaccata al suolo per riuscire definitivamente a decollare, insomma.