Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino

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Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino
Un Imperatore chiede a gran voce di poter vedere l’invisibile, domanda di poter tastare il pensiero, si rivolge a una presenza che non è percepita da terzi, forse sta dialogando con se stesso, a tu per tu con la propria coscienza incerta, alle porte di una morte che vorrebbe affrontare privo di dubbi... Sofia è una sonnambula, lo è dall’età di tre anni, quando la trovarono nella gabbia dei conigli di zia Vittoria e dimostrò di soffrirne quando a cinque anni si risvegliò nella cucina di un hotel. Chi è Sofia? Esiste davvero è il frutto dell’onirismo di un Presidente che spaccia droga e il cui figlio sposerà inconsapevolmente la sua amante rischiando la morte? E il padre sapeva che il marito della sua amante era suo figlio? Avrebbe ordinato al sicario di farlo fuori, in quel caso? Ginevra, alle diciassette di ogni pomeriggio, beve il tè e pochi istanti dopo, puntuale, l’energia che porta nell’anima spacca tutti i vetri della casa, sommergendola di frantumi appuntiti e facendole rischiare una bronchite per le correnti d’aria. Ginevra è umana o aliena? Capiremo che è il capitano di una navicella spaziale sepolta da millenni sotto le fondamenta della casa, è dunque ora di tornare da dove si è venuti, al cuore delle proprie origini...
Il libro che Tricarico - famoso e controverso cantautore italiano che esordì a Sanremo nel 2008 con il brano "Vita tranquilla" aggiudicandosi il premio Mia Martini, scrive è un surreale affresco boschiano in cui realtà e sogno si intrecciano lasciando grande spazio alla fantasia e al regno delle possibilità. Sempre a metà tra fiaba, immaginazione e incubo l’artista si pone domande cosmiche riguardo il senso della vita, della morte, il rapporto con le proprie paure, le ossessioni, la sfera violenta e carnale del sesso, alternando la scrittura a una serie a tratti inquietante di disegni abbozzati, stilizzati, infantili, rappresentazione delle pulsioni umane anche quando sembrano giungere dai luoghi più reconditi dell’anima. Il volume è infatti una sequenza disordinata ed eccentrica di visioni, appunti, parti di taccuino e schizzi che disorientano e allo stesso tempo incuriosiscono. È una lettura complessa, impegnativa, va affrontata con il lume del saggio e l’innocenza del bambino e non bisogna lasciarsi sopraffare dal dubbio della mancata comprensione. Potrete assorbire e rifiutare quello che vi va. Il mondo che Tricarico dipinge è assai colorato e tocca forze e fragilità dell’umano sentire talvolta con tocco lieve e voce sussurrata, altre scavando e spezzando con singhiozzi striduli e voci aperte. Si tratta di assumere lo stesso atteggiamento con cui è bene porsi nei confronti della sua produzione musicale; non siamo di fronte a un artista canonico bensì a uno strambo eppur sensibile e poetico mago delle note che incanta e avvolge anche attraverso le parole. L’elefante nel taschino, arrivati al termine, lo vedrete anche voi.

Leggi l'intervista a Francesco Tricarico