Il gioco dei padri

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Il gioco dei padri

Stare vicino a un grande artista non è mai semplice. Il rischio, per amici, amanti e soprattutto familiari, è quello di sentirsi schiacciati dalla creatività e dalla grandezza della mente e delle opere del genio in questione, di non voler tentare la medesima strada per paura del confronto o, viceversa, di ripudiarla pur avendo magari le capacità adatte, per una sorta di sovraesposizione all’arte, qualunque essa sia. È quello che, da figlia d’arte, sostiene Anna Maria Sciascia, facendoci partecipi della sua esperienza personale: “…i libri, nodo inestricabile della mia vita, nemici temuti nell’infanzia: avevano infatti il primo posto nella vita dei miei genitori e di mia sorella, mi toglievano le attenzioni degli uni e i giochi dell’altra. Mi sentivo diversa, esclusa dal loro mondo anche se contemporaneamente  ne ero attratta”. Questa  sua attrazione si concretizza principalmente nell’interesse per Pirandello, non solo oggetto di studio di molti scritti del padre, ma personaggio quasi familiare per i rapporti di entrambe le famiglie con le miniere di zolfo agrigentine: al di là dell’ammirazione letteraria, la figlia di Leonardo Sciascia si sente partecipe del destino infelice delle donne del grande scrittore: la figlia Lietta e la moglie Antonietta, e ci conduce nell’esplorazione dei loro rapporti. Appassionato, profondo quasi ai limiti del morboso, quello di Pirandello con Lietta, sposatasi con uomo diversissimo dal padre e andata a vivere lontano con lui, in Cile: si interrompe quando la ragazza contesta l’amore senile del padre per la giovane attrice Marta Abba. Più controversa e drammatica invece la relazione con la moglie, che proprio a causa di questa complessità ha perso il controllo e finito i suoi giorni in una casa di cura romana...
La Sciascia, raccogliendo gli scritti di vari studiosi pirandelliani, da suo padre a Camilleri, ricompone il ritratto di una donna fragile ma orgogliosa, un modello di femminiltà moderna nei suoi chiaroscuri, molto più di quanto si possa immaginare. Idealizzata dal marito e di lui perdutamente innamorata, il suo mondo vacilla  di fronte all’evidenza di essere una donna sensuale e non un’algida e poetica musa, si incrina sotto il tarlo di una gelosia irrazionale e infine crolla davanti al disastro economico seguito alle miniere di zolfo che annulla ogni residuo di indipendenza da Pirandello. Niente di quello che è scritto nelle pagine de Il gioco dei padri è inedito o una rivelazione per chi è appassionato di Pirandello e conosce anche solo un po’ della critica che lo riguarda: è tuttavia un documento interessante e molto consigliato per chi desidera riscoprire la letteratura lontano dalle polverose pagine dei libri di testo scolastici apprezzando un grande scrittore anche per quelle debolezze che lo rendono così simile a ognuno di noi.