L'Olocausto nella storia
L’Olocausto si colloca nella storia in maniera non facile da definire. Allo storico di professione spetta di capire il metodo e la metodologia per registrare il susseguirsi di questi eventi. Parlare dell’Olocausto in termini storici, tralasciando cioè la vasta e toccante bibliografia che si costituisce della memoria in sé e per sé, implica perciò analizzare una serie molto vasta di fattori. In altri termini, al di là di quella che può essere l’onda emozionale che coinvolge inevitabilmente chi affronta la tematica della Shoah, la sua interpretazione da un punto di vista prettamente storico implica andare ben oltre quello che è stato il carattere umano di quella tragedia. La ricerca storica, partendo dall’unicità di quell’esperienza e dal carattere inedito che essa portava alle cronache della contemporaneità, ha voluto e dovuto raccontarla guardandola da più punti di vista, aggiungendo all’analisi quei fattori imprescindibili della politica e dell’economia che hanno costituito, allo stesso tempo, la causa ed il corollario della persecuzione. Lo studio dell’Olocausto, in verità, ha acquisito una posizione riconosciuta nel panorama storiografico soltanto dopo il 1961, anno in cui a Gerusalemme si celebrò il Processo ad Eichmann. Prima di allora il dibattito sul massacro degli ebrei d’Europa era relativamente scarso, ma quello storico processo lo ha collocato nella giusta prospettiva storica…
Michael Marrus, insegnante di Storia presso l’Università di Toronto, attraverso questo saggio ci offre una panoramica generale sulla produzione storiografica internazionale intorno al tema dell’Olocausto in un linguaggio e secondo un metodo che possano essere accessibili anche a un lettore non specialista. Di più, Marrus illustra quello che è il progetto storiografico contemporaneo: applicare gli strumenti dell’analisi storica, sociologica e politica agli avvenimenti degli anni della guerra e comprendere quanto accadde agli ebrei europei nello stesso modo in cui si interpreterebbe qualsiasi altro problema storico. Lo fa seguendo due specifici punti di vista. Il primo è quello peculiare degli ebrei, partendo da un interrogativo che, nella sua apparente semplicità, mette in discussione un aspetto fondamentale e dibattuto: qualora fosse stata determinante, in che misura la passività degli ebrei ha favorito la persecuzione? Diventa questo un modo provocatorio di analizzare lo studio dell’Olocausto ponendosi quei “se” e quei “ma” che lo storico ha il dovere di porsi. Il secondo punto di vista, quello nazista, ribalta totalmente l’ottica andando ad indagare all’interno di quel mondo e cercando le correlazioni e le differenze tra l’operato delle SS, quello delle autorità locali e quello dei governi collaborazionisti. In questa particolare sezione del saggio Marrus è in grado di porre a paragone i vari lavori che su questo tema si sono avvicendati, portando il lettore ad un livello decisamente superiore nell’interpretazione del fatto storico. Riesce, inoltre, a tracciare una mappa del genocidio così come fu improntato nell’Europa orientale ed in quella occidentale e centrale, andando a delineare quelli che furono i caratteri convergenti e divergenti delle scelte, degli atteggiamenti, delle impostazioni, delle reazioni e dei limiti. In entrambi gli approcci, tuttavia, Marrus afferma che non bisogna permettere ad un’indagine storica di sminuire l’orrore dei fatti accaduti e “nessuna licenza di formulare teorie deve confondere il senso delle limitazioni che tutti dovrebbero conservare nel discutere di situazioni ce si trovano così radicalmente al di fuori della nostra esperienza”, dal momento che l’Olocausto sarà sempre inimmaginabile per la portata che ha avuto, per le vittime che ha mietuto e per l’immensità dell’orrore e del dolore che ha provocato. Insomma, diventa chiaro come questo avvenimento non possa essere ricondotto a mero evento storico. C’è spazio, nell’arco di un saggio denso ed estremamente ricco sia dal punto di vista della riflessione che dell’illustrazione storiografica per una panoramica su quelli che sono stati gli atteggiamenti adottati dall’opinione pubblica, sia quella dei Paesi occupati che quella delle potenze alleate; le responsabilità dei Governi democratici per quello che avrebbero dovuto fare e non fecero fino ad arrivare alle responsabilità, mai con certezza appurate, di Pio XII, figura controversa che con il suo stesso silenzio ha gettato delle ombre sulla volontà del Vaticano di salvare gli ebrei dalla tragedia che stavano vivendo. Il Saggio di Marrus è complesso, molto dettagliato e puntuale, ed offre al lettore l’opportunità di leggere la tragedia dell’Olocausto in chiave puramente storica, pur non abdicando mai a quella consapevolezza che una tragedia così immane ed ancora non del tutto sopita non possa essere ridotta freddamente ad un cumulo di cifre e dati, ma che proprio grazie a quella memoria di cui sopra riesce ad essere ancora così viva e dolorosa.

Isabella Rossellini vi consiglia: 



