Il palazzo tout court
Il barbone trovato a terra, quasi senza vita, ci fa trattenere il fiato intanto che il protagonista chiama i soccorsi, ma all'improvviso scompare. Dov'è, e chi era? Il Killer è abituato a trattare con la morte, ma come cambia il suo rapporto con essa quando è chiamato a fare i conti con gli affetti? Cosa accadrebbe se una multinazionale farmaceutica sottoscrivesse un accordo spregiudicato con il re di Nova Tika, uomo avido e senza scrupoli? Il mare, da sempre rassegnato ad accogliere nelle sue acque il sole, potrà far valere la sua opinione e far cambiare le cose? Il pupazzo di neve riuscirà a liberarsi per sempre dalla prigione del ghiaccio? A San Vittorino d'Alba sono dieci anni, nove mesi e diciassette giorni che non nasce più un bambino: cosa è accaduto e cosa c'entra padre Moreno con la ripresa delle nascite? Vogliamo vivere per davvero in quel palazzo tout court, tra Luca e Modì, due adolescenti impauriti, la signora Basta informata di ogni cosa e gli altri condomini mentre matura la tragedia? E dove è finito il Monty Blues in Avenue E. Rose 194? Perché ci si sente sempre così stanchi e confusi dopo aver ascoltato la musica del sassofonista? Chi sono quelle persone e perché sentono il bisogno profondo di raccontare ognuno la loro storia ad un perfetto sconosciuto?
Otto racconti, otto storie diverse non legate tra di loro se non da riflessioni sociali che vengono tratteggiate con linguaggio a volte anche crudo, che spingono il lettore in una dimensione parallela. Storie però non molto originali, che portano ad affrontare temi surreali ma possibili. Il filo conduttore che sembra legarle è la vita infelice dei protagonisti, che vengono descritti come delusi, sadici, cattiv: svelamento della natura umana nella sua crudeltà. Ed è così che l'autore fa l'occhiolino al macabro senza riuscire a far emergere completamente l'aspetto più inquietante dei protagonisti. Diventa irritante il tentativo di schiacciare il piede sull'acceleratore del minaccioso, di spingere i personaggi verso il noir, senza però permettersi di osare di più. Il racconto probabilmente più bello del libro rimane "Monty Blues", forse anche il più delirante ed onirico. Il meno riuscito è "Il pupazzo di neve", per il suo adagiarsi comodamente nelle braccia del facile moralismo. Gli altri? Alcuni ben tratteggiati, altri frammenti appena abbozzati. Lettura breve, non impegnativa ma neanche impegnata, che lascia in bocca un sapore di incompleto.

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