Lezione d'amore
Audaci giochi sadomasochisti, con un lui in posizione dominante ed una lei in fase di assoggettamento: Io sono il tuo signore/ e posso quello che non può l’amore. Giochi di un’oltranza ossessiva e ossessionante, descritti e sollecitati con richiami rapidi e folgoranti: Per il tuo bene papi ti punisce,/e s’inzuppa le dita nei tuoi brodi,/ così che non sai più se soffri o godi. Una valanga di ammicchi e provocazioni che tramortisce, obbliga alla claustrofobia e alla sgradevole sensazione che il tentativo di districarsi tra il piacere e la sofferenza sia in realtà inutile: che mi ha rimescolata in tale modo/ che non so dire più se soffro o godo. Intimazioni e gesti che da profondità vorticose salgono in superficie dando luogo a un inquietante e crudo rito espiatorio. Erotismo declinato e delibato in rigorose sequenze di versi settenari, là dove le provocazioni erotiche sono autentiche folgorazioni intellettuali che nulla hanno a che fare con la sciatteria…
Sottomissione e complicità sono nella poesia di Patrizia Valduga in continuo dialogo. Lo si vede in questo Lezione d’amore, raccolta del 2004, successiva alle Quartine della piena maturità, dove l’autrice entra con intelligente disinvoltura in una zona letteraria dove normalmente alle donne risulta disdicevole accedere. E lo fa ricorrendo ai toni aperti di un’impertinenza che tuttavia cerca caparbiamente l’armonia stilistica del madrigale. Il linguaggio poetico mima i venefici intrugli di una realtà che coniuga ardita perversione con la visione di un mondo anomalo e disumano, in un connubio di poesia e narrativa, di aulico e prosaico. E che conduce in questo caso all’allestimento di un allucinante psicodramma articolato in tre tempi, in cui i personaggi portano in scena una delirante disfatta dei sentimenti, che fa di questo libro un autentico ordigno esplosivo.

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