Ok Computer

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Ok Computer

1997. Cinque ragazzi inglesi sulla trentina - guidati da un frontman poco adatto alle copertine patinate delle riviste pop, contraddistinto da una paresi all'occhio sinistro che segna un po’ la sua sfiga, un po’ il suo tratto inconfondibile - sono ormai prossimi alla pubblicazione del loro terzo album: Ok Computer. La band di Creep, singolo d’esordio nel lontano 1993, è cresciuta parecchio in questi quattro anni e dopo aver confermato la maturità artistica attraverso il disco The bends - indimenticabili i singoli Just, Street Spirit e Fake Plastic Trees, caratterizzati da video dal forte impatto estetico ed emotivo - ha caldo in canna il colpo che la consacrerà tra i migliori gruppi del secolo. Il singolo che farà da apripista al Cd è Paranoid android, canzone di oltre sei minuti composta da elementi musicali tra loro contrastanti e accompagnata da un singolare video a cartone animato, privo di qualsivoglia riferimento al testo del pezzo o immagini raffiguranti il quintetto. Qualsiasi discografico concorderebbe nel definire il progetto di lancio un suicidio artistico, invece…
Dai Griffiths - preside della facoltà di musica dell’università Brookes di Oxford - riesce a rendere un testo dalle enormi potenzialità (poiché basato sull’omonimo album dei Radiohead), un insuccesso letterario davvero poco digeribile. Innanzitutto va ricordato che, volenti o nolenti, se scegliamo di intitolare una pubblicazione Ok Computer, è lecito che il lettore si aspetti qualche cenno alla band, alcune curiosità sul quintetto, una discografia completa del gruppo e dei progetti solisti che lo compongono. Ma anche venendo meno questi elementi, l’errore più grossolano commesso da Griffiths è quello di sostituire se stesso alla materia trattata. Per intenderci sia Umberto Eco che Roberto Benigni possono parlare della Divina Commedia, certamente lo faranno in maniera differente e secondo le proprie caratteristiche, ma nel narrarci la Divina nessuno tenterà di coprire l’elemento centrale della trattazione con la propria presenza, cosa in cui invece Griffiths riesce benissimo. Il libro si apre con una dissertazione storica sull’avvento del supporto Compact Disc a danno del vinile: perdonaci Griffiths ma nel 1997 il cd è poi questa grande novità? O per caso Ok Computer è il primo disco della storia ad esordire sul tale supporto? Parrebbe di no, e allora concedici di asserire che la storia della musica e i suoi supporti ha poco o nulla a che vedere con una pubblicazione dal titolo Ok Computer, non credi? Passate queste prime 54 pagine - e siamo quasi a metà di un saggio che ne dura 118 - segue una descrizione psico-matematica, a tratti maniacale, delle tracce che compongono l’album, descrizione che annichilisce l’opera dei Radiohead, annientata dal metodo Griffiths che alle volte risulta davvero poco comprensibile, per non dire superfluo. In conclusione, se è vero che i Radiohead sono una band difficilmente canonizzabile e Ok Computer è un progetto tutt’altro che facile da descrivere, ciò non autorizza l’assioma per cui “quando qualcosa è complicato, solo una descrizione complicata può rendergli giustizia”. Anche perché, con complicazioni al quadrato, non ci si raccapezza più!