Poesie (1950-1995)

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Poesie (1950-1995)

Una percezione dei propri stati d’animo, realistica e un poco dolente, che dichiara: L’’angelo bianco ricade/ nel suo cammino di terra,/ non ritrova più gli occhi/ per sentire le cose,/ per amarle ancora/ lungamente. Che avverte nostalgie: Tutti i silenzi contati,/ tutti gli sguardi perduti/ dietro la nebbia dei tempi; e ricordi tirannici: il cuore più non regge/ l’impeto dei ricordi,/ come fischi di treni. E che, tuttavia, cerca di accostarsi al presente con rinnovata fiducia: L’estate delle tue labbra/ devasta gli antichi terrori/ e ritorna l’ansia di meraviglia terrestre. Anche i momenti delle intimità recondite e dei ripiegamenti malinconici, infatti, non eccedono mai nei toni più cupi del pessimismo, ma si sposano ovunque a una pensierosa e disincantata filosofia del vivere: Qualcosa mi canta nell’anima/ come una lieve/ muffa d’argento/ che dimagra la vita. A uno scetticismo disilluso che considera e accetta la delusione come elemento naturale connaturato al presente e al passato, e che si rafforza anno dopo anno, poesia dopo poesia, in una sorta di diario in versi tra ballate, cantate, lettere, poemetti e cronache d’amore. Un lungo percorso alla continua ricerca di una condizione umana e poetica, al termine del quale: Rimane quest’anima in pena,/ la sigaretta difficile,/ la delicata canzone,/ paesaggi d’amore/ gridati al vento infido: ovvero la saggezza malinconica e rassegnata di chi, in forma di versi e gesti quotidiani, ha optato per un modo spoglio di esistere…
Andando a colmare una profonda lacuna, la Book editore manda in libreria una notevole rappresentanza delle poesie composte da Romano Leoni dal 1950 al 1995. Si tratta non solo di uno dei poeti più orgogliosamente marginali, ma probabilmente anche di uno tra i più chiari e diretti del secolo scorso. Una premessa impegnativa, assoluta, che non può non suscitare nel lettore una comprensibile curiosità e una giusta aspettativa. La prima data dalla assai relativa conoscenza dell’autore, la seconda dalla sua facilità di lettura. Ben poco si conosce di questo autore prolifico ma refrattario alle pubblicazioni, benché nelle coordinate del mondo della poesia egli abbia dimorato per un lungo tratto della propria esistenza. I componimenti di Romano Leoni abbracciano uno stile terso e lineare, che vira in direzione di una piena godibilità del testo, senza mai costringere il lettore a un arduo confronto con la parola. Arrivando a una lingua asciutta, tesa e capace di esprimere un dettato essenziale, senza eccessivi compiacimenti o ghirigori stilistici, per privilegiare esigenze, se non estremamente comunicative, certo esplicitamente testimoniali. Questa summa essenziale e crediamo preziosa della sua creatività poetica, opportunamente sottratta all’oblio ingeneroso della critica, ci resta come la testimonianza, insieme sofferente e vitale, di un’esistenza ai margini di un’epoca segnata da grandi fermenti storici e culturali. La traccia evidente di una passione per la poesia autentica e meritevole.