Azzeccare i cavalli vincenti

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Azzeccare i cavalli vincenti

E’ sera quando uno scrittore alle prime armi che vive in un lugubre appartamento in compagnia di  due amici alcolizzati riceve la visita di un uomo in tenuta elegante. Il giorno precedente una lunga lettera di rifiuto da parte di Whit Burnett - noto direttore di una prestigiosa rivista americana - era stata recapitata al Nostro ed ora è convinto che l’uomo di fronte a lui sia proprio Whit, tanto da volergli concedere una notte con la sua compagna Millie: peccato che il realtà si tratti di uno sconosciuto assicuratore… In un caffè su una spiaggia californiana un pazzo alcolizzato finge di essere il celebre Allen Ginsberg pur di riuscire a portarsi a letto una della tante rassegnate signore sedute ai tavoli, ma sfortunatamente la messa in scena non regge e la donna incita l’intero bar a pestare a morte il finto Ginsberg… Nel mezzo di una festa a base di alcol e droghe due coppie si allontanano in direzione della camera da letto, lì iniziano uno scambio di partner che si risolve in un bagno di olio di tartaruga per lubrificare rapporti anali…
Non aspettatevi il solito Charles Bukowski una volta aperte le pagine di Azzeccare i cavalli vincenti. Il materiale condensato all’interno del libro risulta infatti più una commistione di inediti che non una vera e propria raccolta di racconti alla vecchia maniera - e ciò comporta senz’altro pregi e difetti. La catalogazione degli scritti segue un rigoroso ordine cronologico e se da un lato questo processo di composizione è in grado di mostrarci la maturazione dell’autore, dall’altro rappresenta una sorta di “gabbia del tempo” in cui il modello operativo adottato causa stridenti giustapposizione tra i pezzi che compongono il libro. Ne scaturisce una sensazione di discontinuità tematica e stilistica per la quale ai classici racconti che hanno come protagonisti emarginati e alcolizzati - nei quali spiccano le componenti autobiografiche - si affiancano trattati sullo stato della poesia moderna, approfondimenti sugli autori che in qualche modo hanno influenzato lo stile di Bukowski (e segnatamente Ernest Hemingway, John Fante, Ezra Pound, D. H. Lawrence) e infine spunti dalla celebre rubrica Taccuino di un vecchio sporcaccione.  Forse una raccolta del materiale per sezioni tematiche avrebbe potuto aiutare il lettore che, alle volte, si trova disorientato di fronte ai continui sbalzi di contenuto che rallentano la lettura. Resta comunque un buon libro, splendida memoria di un autore che ha dato molto alla letteratura moderna, soprattutto grazie alla sua spontaneità: una sorta di trasparenza nei confronti della pagina che ha portato il vecchio Buk ad includere se stesso sulla carta, lì dove continua a sopravvivere.