Don DeLillo

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Don DeLillo

"Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera".
Don De Lillo è considerato uno dei più grandi scrittori americani contemporanei, insieme a Thomas Pynchon e Philip Roth. Poco propenso alle interviste e alla visibilità mediatica, anche se non vive certo come ha vissuto Salinger, ha deciso di rilasciare pochissime interviste e di lui circolano altrettanto poche fotografie. Nemmeno quando ha ricevuto premi prestigiosi si è prodigato in lunghi discorsi. De Lillo è nato nel Bronx nel 1936, i suoi genitori emigrarono a New York vent’anni prima da un piccolo paese vicino Campobasso. Da adolescente lavora d’estate come guardiano in un parcheggio di macchine, in seguito si laurea alla Fordham University in Arte e comunicazione. Questa laurea gli tornerà utile quando troverà lavoro nel campo della pubblicità, dove lavorerà per cinque anni come copywriter. In seguito si stancherà di questa occupazione e la mollerà. “Scrivevo racconti, a quel tempo,” ha dichiarato, “ma in maniera molto incostante. Lasciai il lavoro perché mi andava di farlo, non certo perché volevo scrivere romanzi. Semplicemente non volevo più lavorare.” De Lillo ricorda come, in fondo, vivere a New York negli anni sessanta fosse molto economico, tanto che per diverso tempo riuscì a tirare avanti solo utilizzando i suoi risparmi. In quel periodo scrive il suo primo romanzo Americana, che sarà pubblicato solo quattro anni più tardi, nel 1971. “Non credo che oggi troverei un editore disposto a pubblicare quel mio primo libro, era un lavoro eccessivo e rozzo. Ma due giovani editor ci videro qualcosa. Insieme facemmo alcune modifiche e alla fine lo pubblicammo.” Nel corso degli anni settanta De Lillo pubblica cinque romanzi, fra cui va segnalato almeno Running dog. Nel 1979 ottiene una borsa di studio dalla fondazione Guggenheim, che utilizza per fare un lungo viaggio in medio oriente prima di stabilirsi per alcuni anni in Grecia. Negli anni ottanta la fama di De Lillo esce dal ristretto circolo accademico grazie al romanzo Rumore Bianco, che gli fa vincere il prestigioso National Book Award, oltre a fargli guadagnare la definizione di scrittore post-moderno. In Rumore bianco, il protagonista è Jack Gladney, un professore che insegna “studi hitleriani” in una piccola università americana. Una vita tranquilla, ricca e colta. Sotto questa opulenza, però, ronza il rumore bianco dei programmi radiotelevisivi, del traffico, dei rifiuti, del benessere occidentale. Finché una gigantesca nube tossica costringe l’intera città a una evacuazione di massa. I rifiuti, di provenienza domestica o nucleare, riciclabili o meno, sono nei romanzi di De Lillo una presenza costante, una sorta di simbolo, di metafora della contemporaneità e del suo ossessivo obiettivo di creare bisogni che alla fine risultano sovrastanti e ingovernabili. Questi temi ritornano prepotenti anche nel romanzo capolavoro di De Lillo Underworld. Seguendo il destino di una palla da baseball, che il 3 ottobre del 1951 viene raccolta da un ragazzino nero entrato clandestinamente nello stadio, il lettore, avanti e indietro nel tempo, entra in contatto con personaggi, luoghi e frammenti della società americana. Le trame si sovrappongo, fino a formare uno straordinario mosaico dove si mescolano personaggi fittizi e reali: dal capo della CIA J. Edgar Hoover a Frank Sinatra al comico Lenny Bruce, oltre a graffitari, esperti di smaltimento di rifiuti e perfino un film (immaginario) di Eisenstein. Nei suoi libri De Lillo individua il legame apparentemente invisibile che unisce tutte le cose e lo fa attraverso una scrittura che incorpora materiale visivo ricavato dai film, dai fumetti, dalla pubblicità, dalla televisione. Senza però trascurare la lingua, che sa essere ironica e lieve ma anche tragicamente epica. Sarà per questo che la sua opera, negli ultimi trent’anni, ha influenzato decine e decine di autori di tutto il mondo.
 
I libri di Don DeLillo