Cazzi e canguri (pochissimi i canguri)

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Cazzi e canguri (pochissimi i canguri)
Su un aereo diretto in Australia uno scrittore chiude gli occhi e inizia a fantasticare sulla virilità nascosta dagli abiti di uno degli altri passeggeri, un uomo affascinante che diventa in quel momento non solo fulcro dei suoi pensieri ma anche punto di avvio di considerazioni sul passato. E da qui inizia un viaggio sui generis nel continente australe, nei suoi lughi più evocativi come nei più infimi locali gay di Sidney, dove gli incontri sessuali non sono altro che semplice sfogo corporale. E l’io narrante mescola il tutto con uno stream of consciousness che porta continuamente indietro nel tempo, nella cittadina di Montichiari, una realtà castrante nella quale lo scrittore (e casualmente anche Busi che però ha sempre sottolineato lo scarso valore autobiografico delle sue opere) viveva amori mai contraccambiati verso ragazzi dei quali mente e (come ci tiene a sottolinare) cazzo erano eretti verso altre destinatarie; dove si trovava a detestare/amare una madre troppo presente, quasi ingombrante, a tratti apparentemente poco disponibile a comprendere. Pagina dopo pagina, quindi, le opinioni personali (spesso riguardanti il mondo gay e le sue contraddizioni) si mescolano ai ricordi e agli aneddoti di vita presenti...
Il titolo del libro avverte il lettore dello scarto numerico che divide il riferimento nella narrazione ai marsupiali austrialiani con quello ai membri maschili, ma si è comunque impreparati di fronte all’onnipresenza della parola “cazzo” nel libro, che diventa quasi urticante, perchè non risulta mai icastica ma gratuita e superflua. Per tutto il romanzo ci si imbatte in cazzi sognati, cazzi amati, cazzi dalle misure mitologiche, cazzi comuni, cazzi desiderati, cazzi reali, cazzi sproporzionati, cazzi da dimenticare; rimane un mistero se questa sovrabbondanza sia legata ad un mero desiderio di provocazione - ormai trito e ritrito o meglio, come direbbe lo stesso Busi, fanè - o ad altre (ignote) necessità stilistiche. E’ profondamente radicato nello stile di Busi (ed evidente in questo libro) un compiacimento personale che raggiunge a tratti la civetteria. Anche il linguaggio appare spesso fastidiosamente autoreferenziale, incentrato totalmente sulla figura del narratore/scrittore/alter ego di Busi, che qui come non mai si mostra eccessivo e frivolo, nella medesima misura in cui dimostrava di esserlo nei suoi interventi nella trasmissione televisiva "Amici" di Maria De Filippi, in cui si presentava agli alunni con travestimenti improbabili per demolire eventuali loro perbenismi.