Cazzi e canguri (pochissimi i canguri)
Il titolo del libro avverte il lettore dello scarto numerico che divide il riferimento nella narrazione ai marsupiali austrialiani con quello ai membri maschili, ma si è comunque impreparati di fronte all’onnipresenza della parola “cazzo” nel libro, che diventa quasi urticante, perchè non risulta mai icastica ma gratuita e superflua. Per tutto il romanzo ci si imbatte in cazzi sognati, cazzi amati, cazzi dalle misure mitologiche, cazzi comuni, cazzi desiderati, cazzi reali, cazzi sproporzionati, cazzi da dimenticare; rimane un mistero se questa sovrabbondanza sia legata ad un mero desiderio di provocazione - ormai trito e ritrito o meglio, come direbbe lo stesso Busi, fanè - o ad altre (ignote) necessità stilistiche. E’ profondamente radicato nello stile di Busi (ed evidente in questo libro) un compiacimento personale che raggiunge a tratti la civetteria. Anche il linguaggio appare spesso fastidiosamente autoreferenziale, incentrato totalmente sulla figura del narratore/scrittore/alter ego di Busi, che qui come non mai si mostra eccessivo e frivolo, nella medesima misura in cui dimostrava di esserlo nei suoi interventi nella trasmissione televisiva "Amici" di Maria De Filippi, in cui si presentava agli alunni con travestimenti improbabili per demolire eventuali loro perbenismi.
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