Non dimenticare la rabbia
Ammassati come bestie in un treno speciale, i tifosi della Roma vanno in trasferta a Milano: tra di loro un gruppetto di giovanissimi ultrà (da non confondersi con gli ultras, “stronzi modernisti” che scimmiottano il modello dei “fascisti inglesi di merda”) partiti dalla Magliana col preciso scopo di vendicare la morte di Antonio, un giovane tifoso romanista ucciso solo quattro mesi prima a calci e pugni dai milanisti. La spedizione punitiva diventa però ben presto l’occasione per gli ultrà per riflettere sul gap generazionale e politico che li divide dal resto della Curva sud… I funerali al Verano del giovane Francesco, figlio di un esponente storico della sinistra romana da qualche tempo diventato il leader di una comunità di hippy che vive tra i boschi in simbiosi con la natura, si trasformano in un’occasione per duri scontri con le forze dell’ordine. E gli ‘elfi’ dei boschi con i loro bastoni danno una dura lezione di tattica militare ai celerini… Il capitano Colonna – uomo d’altri tempi, esperto di lotta greco-romana e carabiniere fedele al papato prima che alla Repubblica – si trova a difendere il Quirinale dall’assalto di migliaia di manifestanti, autonomi organizzati con gli scudi di plexiglass e i bastoni come una falange macedone. E ben presto capisce che il palazzo sta per cadere… Un picchetto antisfratto all’alba: freddo, tensione prima dell’arrivo della polizia, voglia di resistere ad ogni costo: quand’ecco che due vigili urbani cacciano in malo modo un ambulante cinese, spintonando la moglie incinta. C’è subito chi scatta per difendere i cinesi, e ne nasce una rissa con i vigili, e da lì un crescendo che coinvolge tutto il quartiere, che sale sulle barricate…
Nel nostro povero grigio tempo di sonno che ha dimenticato il sacrosanto valore dell’estremismo, chi come il giovane Marco Capoccetti Boccia - figura abbastanza nota nell’ambiente antagonista e qui al suo primo libro - tenta di tenere alta la bandiera dell’essere ‘contro’, svolge a prescindere una funzione meritoria. I brevi racconti rigorosamente politically uncorrect che compongono il libro (ambientati e a quanto ho capito scritti negli anni '90) ci portano in un mondo fatto di riunioni, sit-in, occupazioni, collettivi, cariche, cintate, lacrimogeni, cassonetti che bruciano: e per noi crash test dummies schiacciati tra l’incudine del consenso e il martello della protesta ‘civile’ queste selvagge storie di stadio, di strada e di piazza sono una boccata d’ossigeno che spinge persino a chiudere un occhio sullo stile narrativo non sempre all’altezza e sull’ingenuità di alcune situazioni (questo popolo che non chiede altro che insorgere, questi fieri montanari che sbaragliano la Celere, queste bandiere rosse che sventolano sul Quirinale). Fantagonista.

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