Tanto di cappello

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Tanto di cappello

Antonio racconta la sua vita dagli anni dell'infanzia con tutte le sue difficoltà fino alla completezza del presente. E' uno dei cinque figli di un insegnante imbevuto di cultura fascista (più figli=più virilità) il quale, per far quadrare il bilancio va a far lezione in più scuole e durante l'estate manda i figli al lavoro per dare una mano in casa. Comincia a dodici anni Antonio, e sembra che non si sia mai più fermato, confuso e intrappolato tra la responsabilità e il piacere. A quindici anni si ritrova a scappare di casa con tutta la famiglia, via da un padre violento e da una situazione disperata. La vita comincia a scorrere piacevolmente fra la scuola, le gare di marcia, il calcio ed i primi appetiti sessuali. La coscienza politica si sviluppa alla fine degli anni '70 quando entrano in Parlamento forze politiche nuove che parlano di antimilitarismo, femminismo ed omosessualità. Da lì la decisione di aderire alle lotte del Partito Radicale con le esperienze dei digiuni e delle manifestazioni non-violente. Molto coinvolgente è il racconto della sua esperienza in Cecoslovacchia. E' imbevuto di paure, ma anche spinto da forti motivazioni ideali ed è con questo stato d'animo che parte per Praga, in occasione del ventesimo anniversario della repressione della Primavera di Praga. La città imperiale viene descritta nel suo massimo splendore in contrapposizione alla cella con sangue alle pareti nella quale viene rinchiuso, fra gli spintoni e le manganellate. La sua irrequietezza lo porterà presto a lasciare il suo lavoro e ad abbracciare una vita più semplice in campagna, ma il precariato e la durezza della scelta lo convincono a fare domanda e vincere un concorso che gli permette di vivere più tranquillamente a Roma. Comincia così un periodo faticoso ma felice fino a quando, nel 1986, Antonio scopre finalmente il ballo. Frequenta i primi corsi, poi si avvicina al tango argentino. Comincia ad ascoltare anche il proprio piacere e non solo il dovere. Nel 1994 fonda l'associazione Danzare (che si chiamerà successivamente Tangare), diventa un insegnante ballerino. E grazie alla sua esperienza si trasferisce anche in Giappone da dove farà ritorno deluso...
Antonio Lalli, il tanguero del titolo, approda alla passione del ballo attraverso esperienze avventurose che vengono raccontate in prima persona come aneddoti, con stile essenziale, come lui stesso sostiene, che gli deriva dalla sua esperienza di addetto stampa. La sua storia si intreccia a tratti con la storia politica italiana. Questo piccolo libro autobiografico ha il sapore di una raccolta di racconti, trasmette emozioni e voglia di vivere. Grazie al suo stile asciutto riesce a trasportarci e farci sentire le gioie, i dolori e le perplessità più intime dell'autore, divertendo e utilizzando toni leggeri proprio come seguendo i passi di un tango. Alla fine rimane la percezione di una vita vissuta intensamente e dell'immagine di un uomo che con il coraggio delle sue scelte di vita può affermare a pieno diritto “io c'ero”.