


Duemila anni di storia e storiografia cattolica e non messi sotto l'occhio clinico e “diffidente” del microscopio dello storico e giornalista tedesco Michael Hesemann, per tentare di opporre al vento dell'anti-cattolicesimo imperante in questi ultimi decenni (basti pensare ai bestseller di Dan Brown – poi kolossal cinematografici – o, per restare in Italia, ai saggi di Corrado Augias o Pierluigi Odifreddi), una verità storica basata su fatti concreti e inconfutabilmente documentati. Lo studioso teutonico affronta così, in ogni capitolo, una spinosa ed annosa verità storica, precedentemente messa in discussione da movimenti, sette, documenti pseudo-scientifici, ritrovamenti archeologici o semplici leggende metropolitane secolari. Ci troviamo così ad assistere alla disputa sul ritrovamento a Gerusalemme, nel 1980, per mano del dottor Joseph Gath, di un sepolcro per molti indiscutibilmente appartenente alla Sacra Famiglia, per il solo fatto di aver ritrovato al suo interno incisioni coi nomi dei defunti, tra cui Yeshua, figlio di Yehosef, cioè Gesù figlio di Giuseppe. Una probabilità su duecentoquaranta, spiega Hesemann, di trovare quella combinazione padre-figlio in una Gerusalemme che all'epoca contava più di ottantamila abitanti. Eppure la sola familiarità di quei nomi fu sufficiente nel '96 per costruirci un documentario della BBC sull'eccezionale scoperta del sepolcro di Gesù. Ma c'è anche il documento ritrovato nel deserto egiziano nella primavera del 2006 che fece gridare alla scoperta sensazionale sulla veridicità presunta dell'esistenza di Gesù di Nazaret. Un vecchio manoscritto rinvenuto in una tomba antica e rivenduto di mano in mano per tre decenni fu infatti portato alla ribalta dell'opinione pubblica come l'insieme di vari manoscritti protocristiani. Uno di questi sarebbe stato scritto di pugno direttamente dalla penna di una delle figure più controverse della storia mondiale della cristianità: Giuda Iscariota. Il manoscritto ritrovato dunque rappresenterebbe il Vangelo di Giuda? Nulla di nuovo, spiega ancora una volta Hesemann. Già nel 1945, sempre in Egitto, alcuni contadini si trovarono per le mani una giara di argilla contenente antichi manoscritti. Dopo numerose peripezie e decenni dopo, i testi furono raccolti sotto il nome di Biblioteca di Nag Hammadi, cui la scrittrice Elaine Pagels diede popolarità grazie al suo bestseller
I vangeli gnostici, che spiegava al grande pubblico come accanto al cristianesimo ortodosso si era sviluppato un movimento religioso parallelo che si rifaceva anch'esso a Cristo, pur essendo in contrasto con la dottrina corrente. Dunque tra i cinquantadue testi sparsi nei tredici volumi della Biblioteca di Nag Hammadi ci sarebbero i vangeli autentici di due dei discepoli di Gesù, Tommaso e Filippo? Secondo Hesemann niente di sensazionale anche qui. I vangeli gnostici non sono mai stati presi seriamente in considerazione dal Vaticano. Il loro contenuto, già sottoposto a esame 1800 anni fa, fu infatti dichiarato assolutamente privo di valore storico. E ancora, la figura di Maria Maddalena anch'essa messa nei secoli in discussione da studiosi, scienziati e storici, o il presunto ritrovamento di lettere segrete di Gesù, ma anche le controverse vicende di Papa pio XII, definito il Papa di Hitler, fino alle Crociate e alla Santa Inquisizione, sono davvero tutte teorie di anticattolici, sorte solo per diffamare la Chiesa? “Se sul Vaticano non scrivi qualcosa di male, non venderai mai”, spiegò una volta il capo di una casa editrice tedesca a Hesemann. Basta però l'ipocrisia morale da sola per spiegare millenni di contro cattolicesimo o davvero sotto c'è dell'altro? Michael Hesemann e il suo saggio provano a spiegarcelo. A chi il giudizio finale?