Intervista a Paco Roca
Paco è senza dubbio alcuno uno dei talenti più scintillanti del fumetto europeo e forse mondiale. Non passa annata senza che riceva premi prestigiosi, e a ogni graphic novel che pubblica l'applauso della critica si fa più convinto e rumoroso. Ma - cosa ancvora più importante - cresce l'affetto e il numero dei suoi fan. Tra l'altro c'è un modo infallibile per diventare dei veri maniaci di Paco Roca: leggere un suo fumetto. Ne basta uno solo, fidatevi. E siete suoi.
La scelta di parlare di Alzheimer in Rughe nasce da un’esperienza familiare oppure semplicemente ti sembra mostruosa come sembra a me la terribile maledizione di perdere la memoria?
Io non sapevo molto sulla malattia fino a quando il padre di un buon amico non ha iniziato a soffrirne. Lo conoscevo da molti anni e per me era sempre stato quasi un esempio di quello che io volevo essere alla sua età: trascorreva il tempo libero che gli dava la vecchiaia leggendo e quando mi vedeva mi consigliava sempre dei bellissimi libri. Per questo mi sembrò terribile passare in poco tempo da una situazione come questa al fatto che non era più in grado di indossare da solo una camicia. Così, a partire da questa situazione, ho iniziato a documentarmi sul tema di questa malattia tramite altri amici che avevano avuto un parente con il morbo di Alzheimer e anche direttamente con le visite alle case di cura. La verità è che la malattia dell'Alzheimer è molto difficile non solo per il paziente, ma anche per tutta la famiglia.
Il quartiere 'perduto' del tuo Le strade di sabbia è una metafora esistenziale o soltanto una trovata surreale?
A volte, per renderci conto del tipo di vita che conduciamo, dell'assurdità della nostra routine, c'è bisogno di osservare le cose da un altro punto di vista. La fantascienza è stata spesso utilizzata per parlare dell'essere umano. Kafka per esempio, lo faceva utilizzando l'universo fantastico. Le sue storie trattano di cose specifiche della società della sua epoca, ma il surrealismo delle sue storie fa sì che continuino a funzionare anche oggi e che molte situazioni attuali ci ricordano i suoi personaggi de il Castello o de Il Processo
Quanto sono importanti per te i maestri della letteratura latino-americana, che sembri in qualche modo citare spesso, soprattutto in Le strade di sabbia?
Si tratta di un tipo di letteratura che mi piace: molti di loro, come Borges, Cortazar, Garcia Marquez e Onetti hanno una componente fantastica nelle loro storie che amo. Parlano dello spirito umano in modo molto poetico, convertendo a volte, l'assurdo in una normale vita quotidiana.
Qual è il tuo metodo di lavoro? Parti da sketch e disegni e poi ci scrivi intorno una storia oppure prima immagini la storia e poi la illustri?
Sono molto metodico nel processo di lavorazione. Ho un'agendina in cui segno di volta in volta le idee. La maggior parte delle volte da queste idee non prende vita nulla, però alcune cose prendono una nuova forma così che mi permettono di passare in una fase successiva, quella in cui mi documento sul tema che ho scelto. Leggo libri, navigo in Internet, parlo con le persone. Nello stesso tempo, inizio a scrivere la sceneggiatura. Una volta terminato, lo giro ad un amico o all'editor per raccogliere pareri diversi. Poi passo a fare i bozzetti di tutte le pagine del fumetto e ritorno a farlo vedere a qualcuno per vedere se fila tutto liscio, se si capisce ogni passaggio. Dopodiché passo al disegno, all'inchiostrazione e alle pagine da colorare.
Dal punto di vista grafico quali sono gli artisti ai quali fai riferimento, i tuoi modelli? E come scrittore?
Per quanto riguarda la grafica i miei punti di riferimento sono molto differenti; Mazzuchelli, Taniguchi, Dupuy e Berberian, Frank Miller, Kirby, Darwyn Cooke, Giardino, Julliard, HERG, Chaland, Otomo, Moebius ... Come scrittori: Alan Moore, Ed Brubeker, Hugo Pratt, Charlie. E dal mondo del cinema o della televisione: Taty, Spielberg, Wes Anderson... Come serie televisive "Senfield" e per le sceneggiature per il cinema Kaufman.
I fumetti di Paco Roca

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