I testi del lupo
Conifere alte e verdi, nebbia e un freddo che ti gela le ossa. Un lupo - animale sacro per i Cheyenne - che ulula in lontananza, delle ombre fantastiche sembrano seguirti. Un antenato che cammina in una città deserta, il sole gli illumina un viso triste e le sue scarpe sono ricoperte di polvere, è lì per dirci qualcosa ma non muove le labbra. Un addio ad un grande scrittore morto senza scalpore lasciando solo le sue parole a testimonianza della sua vita dissoluta e della sua anima ancora intatta. "(...)Si dice che noè avesse mandato due corvi nel mondo/ Alluvionato/ Non sono più tornati/ Li ho incontrati nel quartiere a luci rosse/ di Amsterdam l’anno scorso/ Travestiti da monaci sconsacrati/ Gli ho detto che stavo volando via dall’america/ Mi hanno detto che stavano ancora volando via/ Dall’arca"...
Visioni di cheyenne morti per proteggere la loro terra e la loro gente, un popolo che è stato cancellato e rinchiuso in piccole isole fatiscenti che il governo degli Stati Uniti si ostina a chiamare riserve. La prima volta che sentii questa parola pensai ad un branco di lupi bianchi, un tempo fieri, e oggi rinchiusi in piccole gabbie dal tetto di terra e erba: Lance Henson racconta questo, dà sfogo ai suoi pensieri, fugge dall’America (una nazione che non ha saputo conservare le gesta dei suoi popoli) e viene in Europa. In Italia riesce a riposare a trovare una pace interiore che gli permette di scrivere questi testi taglienti. Decide di pubblicarli con una piccola casa editrice (la Nottetempo, che anche questa volta non delude i suoi affezionati lettori), decide di inserire anche il testo in lingua originale (non la sua, è troppo fiero per utilizzare un linguaggio imposto dai colonizzatori) più per vezzo che per autostima. Il prodotto è un semplice libricino di ottantuno pagine in cui è racchiuso tutto il livore di un uomo che ha visto i propri antenati traditi e la sua infanzia rovinata da un popolo civilizzato, che ha finto di tendere la mano alla loro tribù. Il credo della sua religione arriva fino a noi attraversando un oceano di false speranze e di vacui pensieri. Il filo conduttore dei suoi versi è una natura un tempo incontaminata e ora sventrata e maltrattata: città dove prima c’erano praterie, scenari desertici dove un tempo pascolavano bufali. Henson è un Dog Soldier, un’elite formata dai migliori guerrieri di tutto il popolo Cheyenne, oggi lui non usa arco e frecce come i suoi antenati, ma semplicemente la penna. I suoi testi sono precisi come il bisturi tenuto fermo dalla sapiente mano di un affermato chirurgo, arrivano fino al lettore e ne sezionano la mente. Bisogna accettare la sua cultura, bisogna accettare una natura cruda e primordiale per poter assaporare fino in fondo queste pagine.

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