Le libere donne di Magliano
Mario Tobino visse quarant’anni nel manicomio di Maggiano (nella finzione letteraria trasformato in Magliano), divenendo tutt’uno con le sue spesse mura trasudanti follia, puzza e deliri. A quella sua esperienza autobiografica e totalizzante lo scrittore dedicò oltre a Le libere donne di Magliano (1953) anche altri suoi scritti come Per le antiche scale (1972) e Gli ultimi giorni di Magliano (1982) affrontando l’argomento della malattia mentale sempre con profondo rispetto e con la stessa partecipazione con la quale, seppe descrivere ad esempio la devastante esperienza della campagna d’Africa ne Il deserto di Libia. In questo libro, che turba e rapisce sin dalle prime pagine, trabocca un erotismo palpabile, incontrollabile e potente: ma lungi dal voler essere morboso e voyeuristico , lo sguardo di Tobino si carica di pietas cristiana e dona alla malattia, forse per certi versi mitizzandola eccessivamente, un senso supremo che si pone tra lo Ieratico e il Sacro. In preda ad un furor primordiale queste novelle Menadi, perfettamente descritte nel fisico ed ebbre di deliri di ogni genere, riescono a rendersi autenticamente libere dalle convenzioni, sprigionando una femminilità selvaggia e prendendosi, così, gioco di una società “sana” conformista e ipocrita. L’attenzione di Tobino nei confronti della patologia psichiatrica è lontana anni luce dall’approccio politico-sociale di Franco Basaglia, con il quale diede vita ad una infuocata polemica a distanza, piuttosto il suo impegno ricorda la dedizione e il rispetto con cui il giovane Carl Gustav Jung nel manicomio di Zurigo - diretto da Eugene Bleuler, “inventore” della schizofrenia - ascoltava i deliri cercando di dipanarne il senso collettivo e ancestrale. Ulisse si fece legare all’albero della sua nave per ascoltare il canto delle Sirene, Tobino quel canto lo ascoltò per 40 anni “imprigionato” nella sua piccola stanza dove rimbombavano incessanti le grida di folli impegnati in un estremo e tragico segno di autoaffermazione: “Un medico di manicomio, se è vivo, sempre vortica tra il peso dei deliri e la speranza che qualsiasi uomo anche se pazzo sia libero”.
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