La crisi!
Apparentemente la vita di Victor è invidiabile. Avvocato parigino di successo, ha appena vinto una grossa causa che ha fatto guadagnare al suo studio svariati milioni di franchi. A casa ci sono una moglie che lo aspetta e due figli molto svegli e affettuosi. Quando tutto è troppo perfetto le persone tendono a chiudersi in una bolla autoreferenziale, passano il tempo a compiacersi dei propri successi e smettono di ascoltare e riflettere su cosa succede intorno, sui segnali che arrivano ogni giorno. Se Victor fosse stato più attento, avrebbe percepito che la moglie lo stava pian piano lasciando per condividere la vita con un altro uomo. Avrebbe notato l’atteggiamento diffidente della società, che decide di licenziarlo senza mezzi termini dopo la vittoria in tribunale. Si sarebbe accorto di non avere dei veri amici, troppo presi a risolvere i propri drammi esistenziali. Certo, apprendere tutto questo in un solo giorno…è disarmante. Inaspettatamente a raccogliere i pezzi di questo castello di bugie è Michou, un vagabondo mercenario della pagnotta, che gli offre il suo conforto in cambio di pranzi e bevute. Questa sgangherata coppia intraprende un personale on the road alla scoperta delle ragioni del proprio fallimento, con un tocco di riso amaro. Morale della favola? C’è sempre chi sta peggio...
E’ difficile fare considerazioni su questo libro, che libro non è. In realtà e la semplice trascrizione della sceneggiatura dell’omonimo film, con l’aggiunta di un’intervista all’autrice. Coline Serreau è molto nota al pubblico francese e amata da tutti quelli che hanno avuto il piacere di apprezzarla come regista, attrice, ballerina. Chiaramente non si può non celebrare il suo modo di scrivere, ironico, brillante, attuale. I dialoghi tragicomici e irriverenti rispecchiano la migliore tradizione della commedia francese, e non è un caso che il copione abbia vinto nel 1993 il premio Cesar. E vanno evidenziati gli straordinari affreschi familiari, così esilaranti quanto realistici, un vero spaccato della contraddittorietà umana. Nonostante questo, la lettura non è soddisfacente, rimane una sensazione di incompiuto. Sono pagine che nascono per il cinema e trovano la loro piena realizzazione solo nella pellicola. Questo libro può essere un piacevole feticcio per chi ha visto e amato il film, ma non potrà dare una reale soddisfazione a chi vuole vivere appieno le atmosfere immaginate dalla Serreau. Non bastano certo un’intervista e un’introduzione ragionata a giustificare la lettura. Anche se l’autrice offre un’interessante interpretazione del suo pensiero, è come se si rompesse quel patto narrativo con lo spettatore, ognuno deve essere libero di interpretare e vivere un’esperienza filmica in maniera totalmente personale. Consiglio assolutamente il film, meno la sua versione cartacea.

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