Fra due omicidi
Chissà se Ziauddin, il piccolo facchino musulmano delle ferrovie, si è mai fermato a guardare i libri clandestini di Ramakrishna detto Xerox, arrestato 21 volte per la sua attività illegale. E chissà, magari Shankara, mezzo bramino mezzo hoyka, non avrebbe messo una bomba nella sua scuola se fosse stato un allievo del professor D’Mello, uno di quelli che, quando il Giorno del cinema gratuito si è tenuto nel cinema porno Angel Talkies, sono andati in giro a sollevare i teloni neri della censura, per spiare le locandine oscene. Anche a Keshava sarebbe piaciuto: è uno in gamba lui, uno sveglio, che in pochissimo tempo è riuscito a diventare bigliettaio sull’autobus e a rubare tutti i clienti agli autisti cristiani. Per questo è il protetto di Fratello, che gli anche regalato una bici per scorazzare in giro per Kittur. E Gururaj Kamath, il giornalista che cerca la verità? È probabile che ascolterebbe con interesse la storia di Abbasi e di come, ha fatto scappare a gambe levate due finti esattori delle tasse che volevano, come tanti altri, solo una tangente per evitare problemi più grossi alla sua fabbrica di camicie finemente ricamate. Tante storie, ognuna legata a un particolare angolo della città...
Quella immaginaria Kittur di cui Aravind Adiga ha plasmato viso e corpo, dotandola di case lussuose, stamberghe, ferrovie, cinema, quartieri cristiani, misteriose fortezze, e ha poi arricchito con molteplici anime: tante quante sono i luoghi che esse popolano e in cui, ognuna ha un prezzo e un peso sociale diverso.E da questo punto di vista, le strade di Kittur tornano a sovrapporsi perfettamente a quelle reali di una qualsiasi città indiana dove i soprusi non vengono visti ma fanno parte del paesaggio e chi vuole raccontarli o non ha la voce per farlo o perde il lavoro; dove la corruzione dilaga al punto da essere considerata una regolare nota spese da mettere in conto se si decide di aprire un’azienda; dove è sufficiente nascere nella famiglia sbagliata per avere il futuro già segnato. Un’India sicuramente già vista e raccontata ma che, in queste pagine si arricchisce di un contributo inedito: l’ironia della penna di Adiga, che senza abbellire né mitigare una realtà complessa e spesso crudele, riesce a renderla più “digeribile”anche agli occhi degli occidentali. Il lettore si lascia quindi guidare facilmente nella scoperta di questo nuovo territorio: non dalle carte geografiche o dai brani degni di una vera e propria guida turistica che inframmezzano i racconti dei vari personaggi, ma proprio da quel vivido brulicare di esistenze in una terra lontana. Fino a trovarla, dopo il viaggio a Kittur, stranamente familiare.

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