Il ritorno del Padrino
La saga dei Corleone è un enorme calderone scaturito dalla penna di Mario Puzo che, nel 1969, raccontò le vicende di Vito Corleone e della sua famiglia. Dal libro vennero poi generati tre film che fecero conoscere al mondo la giovane faccia di Al Pacino in uno spietato manifesto della malavita newyorchese. Ed è all’interno di questo grande mosaico che si inserisce il tassello di Mark Winegardner, ispirandosi, incastrandosi e ampliando la storia di Michael Corleone, in una retrospettiva che ci fa conoscere la sua giovinezza e il suo faticoso, inesorabile e duro ingresso nella vita malavitosa della famiglia. La mole di informazioni e relazioni è impressionante e si dipana tra l’infanzia del futuro Padrino e il presente, costellato di omicidi, affari illeciti e affari leciti. La doppia faccia di Michael, l’uomo che vuole portare la propria famiglia ad una vita totalmente pulita e normale e il gangster spietato che non esita ad uccidere il fratello e il cognato per conseguire il suo obiettivo, è ben rappresentata nel difficile e combattuto rapporto con la seconda moglie Kay e nella descrizione delle gemelle Francesca e Kathy Corleone, nipoti di Michael, che nella normale esistenza di giovani americane devono confrontarsi quotidianamente con quel cognome così ingombrante da preferirne la storpiatura in Cor-lee-own o qualsiasi altro suono sappia allontanarlo dall’originale. Ma i personaggi sono molti, talmente tanti e tanto contorti nei rapporti da necessitare uno specchietto riassuntivo iniziale, da riprendere ogni tanto per dare tempo e modo al cervello di ricostruire i legami. Un libro pregno e assolutamente ligio alle regole del gioco, che soddisfa gli amanti del genere e che induce a ricercare il seguito nel seguito, rintracciando il secondo capitolo obliquo di Winegardner, La vendetta del Padrino.
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