Rue de la Cloche

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Rue de la Cloche

Dalle parti di Rue della Cloche non si fa una vita tranquilla. Nello stesso giorno un uomo è entrato in una banca fingendosi un povero cieco, l'ha rapinata ed è fuggito di corsa portandosi dietro un ostaggio. Nel condominio dove abita Léon, di mestiere traduttore, sarebbero fioccati commenti se non fosse che proprio accanto al palazzo è stato trovato un cadavere, sotto alla piccola capanna dove si rifugiava Jojo, il clochard tutto fare che si è ritrovato un occupante morto dentro la sua casa fatta di cartone. Ma Léon proprio non ha tempo di pensare a queste cose, preso com'è da una crisi che sembra non avere fine sia in amore che sul lavoro, anche se l'ispettore di polizia gli fa notare che la vittima stringeva in mano la copertina di un dattiloscritto che lui sta traducendo. Il giorno prima, durante una discussione con la fidanzata, Léon aveva gettato il dattiloscritto fuori dalla finestra, ma adesso le seicento pagine che lo componevano sono sparite ed è rimasta solo la copertina tra le mani del morto con il titolo: “Death Job”, che tradotto significa “Lavoro di morte”. Un fatto che, di certo, non mette Léon in una bella situazione! Nel frattempo due vecchi tutt'altro che raccomandabili si incontrano dentro un'antica biblioteca e parlando di un nuovo ordine mondiale decidono di prendere contatti con l'ex poliziotto Emile Krachevski, che poi guarda caso è l'uomo che si è finto cieco per rapinare la banca dalle parti di Rue de la Cloche...
Il romanzo di Serge Quadruppani è camaleontico, capace di cambiare colore in ogni momento. All'inizio si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un libro color giallo, dove c'è una vittima e un assassino misterioso, dove i condomini del povero Léon cicaleggiano tra di loro e l'autore ce li mostra in pose uscite dai libri di Maigret o da un film come "La finestra sul cortile”. Come su una passerella ci passano davanti la vicina chiaccherona, il simpatico senzatetto, l'ispettore burbero e puntiglioso: lo stesso Léon viene ritratto come un personaggio impulsivo, con la testa tra le nuvole e un po' romantico. Poi la vicenda, mano a mano che i delitti aumentano, si colora di nero diventando sempre più cupa fino a trasformasi in una spy-story alla “Intrigo internazionale”. La trama infatti non si svolge tutta in Rue de la Cloche, tutt'altro! Il lettore segue gli intricati fili dell'intreccio  per i quattro angoli del mondo alla ricerca delle pagine perdute del dattiloscritto che Léon doveva tradurre e che lo ha messo nei guai. Molte persone, oltre a lui, lo stanno cercando. Primo fra tutti l'ex ispettore Emile Krachevski. L'incontro tra il trasognato e romantico traduttore e il marmoreo e metodico ex poliziotto è duro ed esilarante allo stesso tempo. Lo stile del francese Quadruppani (che come il protagonista di questa storia fa il traduttore) è semplice, con una terza persona capace di scivolare da un personaggio all'altro ma che, forse, non riesce a entrarci mai del tutto dentro. Nonostante dialoghi non sempre riusciti e un incipit poco accattivante il mistero delle pagine del dattiloscritto riesce ad avvincere e incuriosire il lettore. Rue de la Cloche  è il secondo libro di una trilogia poliziesca basata sul personaggio di Emile Krachevski.