Vista sull’Angelo
Alfredo Spalla
voto

Il pane è una luce verticale. Il pane? Una luce? Il pane verticale? Esistono domande che nella vita uno non avrebbe mai pensato di porsi. Riflessioni alle quali non avresti mai dato importanza. Invece, la poesia ti illumina. Ti apre le porte della vergogna e ti sdogana come essere pensante. Giusto ciò che capita leggendo il racconto in versi di Massimo Scrignòli, poeta contemporaneo italiano. Vista sull’Angelo è una prospettiva di vita, un focus sull’esistenza, grazie al quale si apprende a valutare le meraviglie dalla posizione privilegiata di chi domina e vola. Osservare dall’alto non è comandare, osservando si può concepire senza essere coinvolti ed essere finalmente protagonisti di vite altrui. L’unico modo per rompere la routine. La sola uscita di sicurezza bloccata. L’ultima possibilità di stupirsi. L’opera di Scrignòli si colloca nello spazio vuoto della percezione sensibile orizzontale, scardinandone tutte le certezze. Superando ogni controversia attribuibile alla condizione statica di un piano, Vista sull’Angelo si articola in cinque tempi. L’entrata coincide con “Senza Ritorno”, passando per il corridoio ci accorgiamo della fragilità divina ne “Il cedimento di Dio”, in cui interrogativi e sospetti si coagulano tristemente sul pavimento dell’originalità prima che qualcuno possa coglierne il sapore. Nel terzo passaggio, si discute “Del Sublime” domandandosi se è possibile morire due volte. C’è chi sostiene di “si”, chi di “no” e chi “non sa”, proprio come nei sondaggi ! Con agilità linguistica e ritmo enfatico si passa nei meandri “Del Tempo”, perdendosi per antichi misteri e odori del mattino. Senza certezza e memoria, aggrappati a una nuvola viola sfociamo nell’ultimo passaggio de “La Casa”, dove all’interno del triangolo siamo ancora vittime del dubbio. Come parassiti attivi della nostra esistenza ci torturiamo sulla bontà dell’animo e sulla necessità di soffermarsi a riflettere all’interno di un triangolo. Base per altezza diviso due. Sia isoscele, scaleno o equilatero, il risultato è sempre quello. Un’area circoscritta, che delimita lo spazio di memoria. Nulla può scalfirla, nessuno può invaderla. Vista sull’Angelo si propone come una lettura “ostile”, non semplice da assimilare o catalogare. Un confronto importante al quale non si deve però rinunciare, se vogliamo continuare a essere definiti “essere pensanti”. Uno stile al limite del “religioso” conferisce all’opera tinte iconiche. Ideale per coloro che amano vivere la società, attraverso la lettura, cogliendola come espressione di un determinato periodo storico. La divisione in parti segue i pensieri del lettore, coordinandone le pause, mentre i temi che affliggono lo scrittore creano un filo empatico al quale si rimane appesi per gran parte della lettura. E io che pensavo che il pane verticale fosse la baguette…che trip !