


La serie cinematografica di “Twilight” non ha bisogno di grandi presentazioni: ispirata all'omonima saga di romanzi fantasy scritti da Stephenie Meyer, la J. K. Rowling della vampire literature, la Twilight-mania è tra i massimi fenomeni di culto adolescenziale degli ultimi anni. Come ogni prodotto culturale di successo che si rispetti, ha fatto presto a figliare una vasta genìa di merchandising derivato e di gadgettistica-satellite, rivolta perlopiù ad un target giovanile più incline di altri alla seduzione del logo. Sarà così naturale trovare, tra un album di figurine e un gioco da tavola, anche la biografia fotoromanzata di Taylor Lautner, l'attore diciottenne più noto con il nome del suo alter-ego cinematografico, Jacob Black. Black, per chi lo ignorasse, è il licantropo della serie, il giovane di origini pellerossa capace di mutarsi in uomo-lupo non in notti di luna piena, come la tradizione letteraria imporrebbe, bensì, secondo una versione decisamente più fedele agli sbalzi umorali tipici dell'adolescenza, nei momenti di rabbia e di paura, più come un novello Hulk che come Lon Chaney jr. nel film capostipite. Per raccontare vita e miracoli di Lautner-Black si dà fondo alle più trite banalità da brochure promozionale, disponendo la bio come la classica favoletta de “la storia vera di un ragazzo che ha realizzato il suo sogno, dalle umili origini al mondo del cinema” (dalla IV di copertina). Come a cercare di riscattarlo dalla posizione subalterna che occupa rispetto ai carismatici divi della serie Robert Pattinson (il vampiro protagonista Edward Cullen) e Kristen Stewart (l'eterea Bella Swan), ci si sofferma, con i consueti toni agiografici, sui successi di vario tipo della giovane star, dalle prime medaglie da karateka sino al primo posto nella classifica degli addominali più sexy di Hollywood (sic!), o facendo leva su gossip di bassa lega, s'indicano in un capitolo apposito le starlette sospettate di flirtare con Lautner (carneadi dello show-biz come Ayson Stooner, Sarah Hicks, Cassie Thomson e Demi Lovato). Il volumetto, ad ogni modo, più che per i testi di contorno dovrebbe piuttosto interessare per la nutrita galleria fotografica proposta, comprensiva di stills di film e dietro le quinte, se non fosse che Lautner ha il talento non comune di mantenere pressochè la stessa identica espressione lungo tutta la sequela di foto, caratteristica resa ancor più frustrante dal fatto che un buon 80% delle immagini in questione consiste in primi piani d'identico taglio e colore (cfr. anche il megaposter in regalo). Tra il depliant fotografico e la svelta monografia d'attore,
Il ragazzo che sfidò il vampiro è rivolto ai soli fan. Sempre che ne rimangano.