Sono comuni le cose degli amici
Di figure paterne autorevoli, oltremodo presenti ed ingombranti siamo circondati, anche se spesso non ci facciamo caso. Perciò, l’analisi di una vita in qualche modo condizionata da un genitore affascinante e con una sorta di occulta pericolosità addosso è sempre interessante. Matteo Nucci in questo libro sviscera l’argomento partendo dai problemi di un figlio con la fobia dell’abbandono, in costante ricerca della verità su di un padre carismatico, ma dalle mille luci ed ombre. La morte del genitore impone uno stop inaspettato alla sua routine, obbligandolo a mettere in tavola le proprie carte e quelle della propria famiglia. Ed è riportando alla memoria alcuni ricordi di giovinezza che Lorenzo si rende conto d’essere sulla buona strada per somigliare in tutto e per tutto al padre, battendo una strada piena di errori e tradimenti. Un’autoanalisi costante, quella di Lorenzo, per capire meglio il proprio carattere, per darsi forse una giustificazione a certi gesti, come il tradimento dell’amico, di cui oggi si pente. Certo la scrittura ricercata e riflessiva impongono un ritmo lento, a volte troppo, come se si stesse cercando di tendere un elastico fino alla sua massima estensione, arretrando lentamente e chiudendo gli occhi per evitare lo schiocco in faccia. La materia sulla quale si sta lavorando comincia a deteriorarsi e il rischio che si spezzi, rovinando il gioco, è alto. E’ comunque innegabile la capacità di Matteo Nucci di descrivere luoghi e situazioni, affidandoli a minuziose ricostruzioni. La presenza attiva del padre Leonardo, seppure defunto, si percepisce; il suo peso, capace ancora di condizionare le scelte del figlio, si avverte distintamente.
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