Alba nuova

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Alba nuova

Tutto ebbe inizio quella notte in cui, dopo aver estratto dal taschino del giubbetto una piccola rubrica e una penna che usava per annotare i numeri, Nicholas Habbet si gettò a capofitto nella scrittura e compose i suoi primi versi. Colto in fragrante da Mike Evans, il fondatore della setta segreta dei poeti che aveva eletto una vecchia fabbrica in disuso a proprio quartier generale, ne era subito entrato a far parte. Insieme con gli altri quattro componenti del gruppo, aveva deciso che avrebbe amato l’arte della letteratura fino allo stremo, contro ogni atto ostile del governo. E ora che era stato scoperto e condannato poteva ancora concedersi il piacere di leggere e scrivere, ma non più quello di coltivare amicizie, costringendolo a menare la propria esistenza in una condizione di solitudine e di desolata incomunicabilità. Quella X impressa sulla propria fronte, infatti, costituiva un monito rivolto alla comunità a non avvicinarlo e a non rivolgergli la parola, per non incorrere nella medesima condanna. Da allora la vita di Nicholas, già segnata dall’abbandono di una madre alcolizzata e dal ricordo di un rapporto d’amore consumato con molto sesso e poca poesia, si era trasformata in un incubo perenne fino al sorgere inatteso di un'alba nuova…  
Per apprezzare a pieno il romanzo di esordio di questa giovane studentessa liceale di diciassette anni, occorre dapprima ripulire la mente dai pregiudizi dell’età e dalle indisposizioni di un’era in cui le azioni rivestono più importanza della poesia che le canta e del pensiero che le riflette. Alba nuova è un romanzo breve in cui Sofia Bolognini restituisce agli adolescenti la libertà di sognare. La dignità, dunque, di esistere ancora come magnifiche e portentose creature capaci di rifondare mondi con una fantasia spiazzante e - cosa ancor più straordinaria - capaci di utilizzare venature poetiche per descriverli e nominarli. La sua opera naviga in un paesaggio pervaso da un’atmosfera di perenne irrealtà e dal retrogusto dei bisogni insoddisfatti, in cui personaggi e scenari sembrano quasi affiorare da un sogno con altrettanto se non maggior spessore dei fatti narrati e delle emozioni vissute. Ovunque nelle pagine si avverte uno scalpitio salutare, un’impazienza d’espressione che testimoniano una fede incrollabile nella forza positiva della parola, che ci fa sperare in un futuro cimentarsi della giovane autrice nel campo della poesia. Non che Sofia Bolognini non se la sia cavata egregiamente nella pur difficile arte della narrativa, ma la sua capacità di far filtrare il flusso creativo in termini poetici ci sembra il dato più significativo della sua ispirazione.