Del perfetto amore

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Del perfetto amore

Un canzoniere, una raccolta di sonetti amorosi in cui l’io e il tu si coniugano nel quotidiano “amore di due bipedi pensanti”, fatto di un sentimento raccolto, riascoltato dall’io: “Mi sembri già il ricordo di un raccolto/forse perchè ogni tanto mi riascolto”. Il verso si presenta nel modo più aderente alla tradizione attraverso il sonetto, il componimento classico della poesia d’amore che tuttavia non rimane sospeso in astratti e mentali  virtuosismi,  ma incarna gli affetti e le passioni quotidiane fuori dagli schemi di maniera. Affascinante e naturale il sonetto dà senso e significato ai concetti dell’animo, si esprime nel profondo con eleganza classica, ma nel contempo originale seguendo una sacralità amorosa in cui si sintetizzano linguaggio raffinato e tecnicismo, increspature quotidiane e venature colloquiali, mosse sentimentali ricche di teatralità shakespeariana:”Se per amarti devo non amarmi/ al punto di intercede per l’odio/invitandolo a farsi avanti verso/l’interno di me stesso come un ladro”. L’amore è un affondo naturale nel sonetto, lontano da altre tematiche dominanti che consegnino la poesia a spazi delimitati. Si prefigura invece un’apertura a presenze lessicali (acqua, memoria, buio), al tempo in cui nuota il presente, l’imperfetto e tutta la memoria liberata. L’autore riflette sulla consapevolezza di una evoluzione cognitiva del sentimento e si apre alla speranza di nuove forme  più solide e autentiche nel rapporto con l’altro: ”Amare è perdonarsi nella carne/ in due, supremo esempio di speranza, “; “ed è così che cresce l’universo/ tangibile e imperfetto, solamente/ la carne e al centro il suo presentimento”. Affetto e passione rappresentano un modello di ricerca dinamico e creativo per sperimentazioni sempre nuove sui criteri di interpretazione dei valori; l’amore assorbe la vita come “ogni uomo assorbe l’anima degli altri” sul filo di una sacralità che “in direzione ignara del contrario” non può essere giudicata, ma solo amata. Rentocchini coniuga, ma non confonde valenze laiche ed evangeliche. Incarna l’amore in quell’idea di perfezione a cui l’uomo deve tendere nel suo rapporto materico con le cose concedendo spazio e tempo ad esso, ma anche ilarità e ironia per stemperare il pathos…    
La raccolta è un “assemblato” di geniale creatività e virtuosismo musicale che danno corpo a ritmi e schemi mai fissi, ma raffinati secondo rime e assonanze che rimandano all’arte e alla facoltà della parola diretta all’essenza delle cose. Nel linguaggio non esistono dissolvenze e il sentimento si evolve nel passaggio dell’io soggettivo e delle sue ombre verso il riconoscimento dell’alterità, di certo, più aderente all’amore dell’era tecnologica: “L’amore di due bipedi pensanti/sta a quello di due ditteri sul vetro/ precisamente e sa di presa in giro/ tutto il retoricume sul pensiero/ che sente l’infinito attraversarlo”. La predilezione dell’autore per le forme chiuse non ostacola il senso concreto di raccontare l’amore anche nel suo volto più carnale e possessivo : “Perché sei carne e incarni qualcos’altro/ tu lembo immateriale in cui respiro/ e attrito assai più fisico del tempo/ che ruga l’universo…”. La parola tocca veramente nel profondo e coinvolge: raccoglie il corpo e l’anima delle cose  in una straordinaria forza letteraria che conquista ogni significato e ogni immateriale pensiero. Sempre in fase creativa e colta, libero da ogni fissità linguistica e tematica, il verso esprime una mobilità lirica su cui si gioca la visione filosofica, religiosa e quotidiana dell’amore, comunicato dal poeta in tutto il suo fascinoso tecnicismo e nella sua eloquente musicalità.