Giacomo Leopardi dopo l’unità d’Italia

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Giacomo Leopardi dopo l’unità d’Italia

Anche dopo l’Unità d’Italia la scarsa considerazione riservata nel nostro paese al merito degli artisti non mutò, con buona pace di quanti ritenevano che tale atteggiamento fosse prerogativa degli stranieri occupanti e non già un nostra congenita manchevolezza. Persistette anzi la tendenza a coinvolgere scrittori e poeti nell’agone politico, chiedendo loro di schierarsi apertamente in favore delle fazioni in lotta o invocandone il sostegno morale nelle faide e nelle congiure di palazzo. Il retoricume bolso e ipocrita dei programmi scolastici non mancò d’inficiare il vecchio classicismo e di piegare il pensiero degli autori contemporanei a vantaggio delle classi sociali conservatrici che presero in mano la conduzione del potere politico. E’ così che ai giovani studenti il pessimismo di Giacomo Leopardi viene presentato come l’inevitabile conseguenza di una persona sofferente per via di un corpo malato e di un padre spilorcio e reazionario. Mentre l’infelicità e il dolore di cui fu vittima derivano proprio da quel male sociale a cui non fu certo immune già una pregevole e nutrita generazione di autori post-unitari – da Carducci a Pascoli, dagli scapigliati ai veristi – provenienti in larga parte della file dei rivoluzionari mazziniani e garibaldini. E se va a Giosuè Carducci il merito di aver condotto in maniera emblematica una lotta tenace contro i vizi del popolo italiano e il nuovo mercantilismo della borghesia italiana, per un rinnovamento culturale diffuso tra il popolo e una nuova etica politica diffusa nella società, non va dimenticato che questi concetti erano già ben presenti nell’opera del grande poeta di Recanati…
Gli studi critici intorno all’opera e alla figura di Giacomo Leopardi non si contano, vanno ormai a costituire una vera e propria forma di letteratura, con esiti estremamente eterogenei, più o meno autorevoli e anche, ovviamente, con non pochi manierismi. Angelo Ruggeri, poeta e saggista, dopo aver contribuito a sua volta ad alimentarne il flusso dando alle stampe nel 2007 il testo Giacomo Leopardi e gli opposti estremismi, torna ora in libreria con questo agile volumetto di poche pagine e di rapida lettura, a metà via tra l’antologia e il saggio letterario.  In un repertorio che include testi di numerosi autori, frequentemente menzionati per avvalorare e suffragare sue tesi. Fra una notazione storica e una citazione letteraria lascia uscire giudizi e schizza un quadro della cultura italiana dell’Ottocento, che rispecchia quanto il Leopardi aveva già scritto precedentemente. Le sue linee si muovono secondo direttrici che permettono di svincolare il poeta del “Passero solitario”, di “A Silvia” e de “Il sabato del villaggio” da una lettura critica di tipo formalistico e da una sterile erudizione scolastica, accorciando le distanze con un pubblico meno specialistico e stimolando, speriamo, maggiore interesse tra gli studenti stessi. Angelo Ruggeri offre una versione in cui il Leopardi appare un simbolo capace di condensare poeticamente quel contrasto tra le illusioni dell’animo umano e le incongruenze della realtà quotidiana, di cui sono vittima da sempre le anime più nobili e più sensibili. E di invocare, ancora oggi, il conferimento di uno spessore ideale e culturale all’attività umana, di cui avvertiamo davvero l’esigenza.