Il cerchio di fuoco
Erano dei tipetti niente male, i Celti. I Romani, con i quali si scontravano spesso e volentieri, ne erano a dir poco intimoriti, cosa più che comprensibile considerando il totale sprezzo del pericolo, l’audacia, la furibonda temerarietà che li caratterizzava sul campo di battaglia. Non era solo coraggio, ma una vera e propria smania di sangue – il “furor gallicus”, come lo chiamarono i Romani – quella che animava le torme dei guerrieri celti, omoni seminudi e scatenati che piombavano addosso ai loro nemici in un fragore assordante di urla, canti di guerra, tamburi e trombe, impugnando giavellotti fatti apposta per procurare ferite dolorosissime e quasi immancabilmente letali. Anche le loro donne erano della stessa pasta, quindi del tutto inadatte a starsene chiuse dentro un gineceo, silenziose e sottomesse: partecipavano alla vita pubblica, andavano in guerra, sapevano curare e governare… e non conoscevano la pudicizia delle matrone latine. Bellicosi, sanguigni, attaccabrighe, amanti del buon cibo, grandi bevitori, i Celti avevano però una profonda spiritualità, e sapevano percepire senza fatica la presenza del divino nei boschi e nei laghi, nelle pietre e nei corsi d’acqua, vivendo di conseguenza in profonda armonia con la natura. Un’armonia che oggi sarebbe saggio e giusto riscoprire…
L’interesse per il mondo dei Celti, soprattutto a livello popolare, è nato e si è poi rapidamente diffuso a partire dalla metà degli anni Cinquanta, quando cioè un filologo e professore di inglese a Oxford, un “certo” J.R.R. Tolkien, pubblicò la trilogia de Il Signore degli anelli, una delle pietre miliari del genere fantasy, attingendo ampiamente proprio al patrimonio folklorico celtico, e individuando così un ricchissimo serbatoio di storie, suggestioni, leggende, miti che i suoi colleghi scrittori hanno continuato e continuano tuttora a utilizzare proficuamente (si pensi solo alle gesta della principessa fay Merry Gentry, partorite dalla prolifica penna di Laurell K. Hamilton). Ma non è solo questione di passioni letterarie: i Celti – la loro spiritualità, i loro riti (per quanto di difficile, se non impossibile, ricostruzione) – rappresentano un caposaldo importante per chi, oggi, pratica di nuovo la magia, fondando le proprie cerimonie e credenze sulla fusione di diverse tradizioni magico-spirituali. Alla scoperta di questo popolo affascinante quanto misterioso ci conduce Devon Scott, studiosa specializzata in temi esoterici che ha saputo trasfondere le sue ricerche in un saggio affabile che a tratti sembra un romanzo, tanto vivide risultano certe immagini, tanto piacevole è il ritmo del racconto. Tra storia e leggenda, Il cerchio di fuoco è un’agilissima scorribanda nel mondo dei Celti, un mondo apparentemente lontano, estraneo, e invece vicinissimo, non foss’altro per il modo in cui ha tinto di sé il nostro immaginario – non solo romanzesco.
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