Diletto
Undici racconti scritti per diletto che hanno come fil rouge letti, giacigli di ogni tipo – di ospedale, culle, di coppie felici o di amanti, di fortuna, alvei di fiume. Perché l’autore abbia deciso di dedicare a questo oggetto il suo omaggio, è espresso proprio dalla concezione che Ulisse, protagonista del primo racconto, ha del suo talamo nuziale, luogo “dove trascorre un tempo lento di riposo e cura”. Il letto, certo, nasce con la funzione di accogliere, dare ristoro al riposo ma è sul termine cura che l’autore presta maggiore attenzione: nei racconti i giacigli diventano di volta in volta tempio di amore, per chi spera di appagare un desiderio di maternità; di passione per il semplice appagamento della carne; di dolore se ospita le membra di corpi afflitti dalla malattia; di ricordi raccontati proprio sotto le coperte, custodi delle più insolite confidenze; di promesse di fedeltà alla donna che ha il sapore e le attese dell’amore ideale. E allora in questa dimensione il letto diventa sinonimo di cura, di terapia e di tempra dello spirito – perché lì si ama, si gioca, si inventano scuse e pretesti, si fantastica a occhi aperti, si sogna, si tradisce, si fanno parole crociate e si legge, si sperimenta la vita con le sue gioie e le sue avversità, lì ci si ascolta e ci si conosce. È così, perché il letto si presta a rivelare aspetti anche nascosti del carattere di ciascuno: le abitudini più intime, i desideri inconsci che riempiono le fantasie e i sogni della notte, le passioni più istintuali, la capacità di vivere e convivere con l’altro. Su queste sfumature Riccarelli si diletta e disserta, con delicatezza in uno stile di scrittura fluido e nitido, sui comportamenti umani da quelli comuni fino ai più insani. Piccoli quadri, storie nelle storie, che nonostante alcune tematiche forti passano lievi e solo raramente si insinuano nell’intimo. Senza nulla togliere alla raccolta, forse da un Premio Strega ci si poteva aspettare qualcosa di più.
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