Diletto

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due
Diletto
Una donna rifiuta di recarsi a Roma dallo psichiatra perché questi abitava di fronte alla casa in cui aveva trascorso, ospite di un amico del marito, la sua prima notte di nozze (che proprio prima non era, dato che la donna era già incinta), sposa di un uomo che ancora prima di condurla all’altare la tradiva... Il torpore di un uomo ricoverato in ospedale viene interrotto dall’arrivo di un compagno di stanza che in men che non si dica gli racconta la sua vita: infermiere proprio in quel nosocomio, è scampato ad un tumore, accettato come un tributo alla morte repentina e prematura della moglie, accaduta in quello stesso letto 50 dove ora lui si trova. I rapporti già poco idilliaci con la figlia si incrinano proprio a causa di quel maledetto numero... Daniela dopo cinque anni di frequentazione chiede a Mario di sposarlo ma l’acquisto ed il montaggio di un nuovo letto che dovrebbe consacrare la loro unione marca invece il confine della loro sventura... Marta, orfana di madre, diventa presto donna: le incombenze domestiche, il mangime alle galline, il peso delle scudisciate sulla pelle nuda, la ricetta dell’unguento lenitivo per le piaghe lasciatale dalla mamma, il sapore delle insane carezze del padre sul suo corpo vengono rese più sopportabili dalla speranza di avere un giorno un bambino tutto suo da cullare, a cui dare e da cui ricevere amore. E così una creatura piove dal cielo nel suo pollaio…
Undici racconti scritti per diletto che hanno come fil rouge letti, giacigli di ogni tipo – di ospedale, culle, di coppie felici o di amanti, di fortuna, alvei di fiume. Perché l’autore abbia deciso di dedicare a questo oggetto il suo omaggio, è espresso proprio dalla concezione che Ulisse, protagonista del primo racconto, ha del suo talamo nuziale, luogo “dove trascorre un tempo lento di riposo e cura”. Il letto, certo, nasce con la funzione di accogliere, dare ristoro al riposo ma è sul termine cura che l’autore presta maggiore attenzione: nei racconti i giacigli diventano di volta in volta tempio di amore, per chi spera di appagare un desiderio di maternità; di passione per il semplice appagamento della carne; di dolore se ospita le membra di corpi afflitti dalla malattia; di ricordi raccontati proprio sotto le coperte, custodi delle più insolite confidenze; di promesse di fedeltà alla donna che ha il sapore e le attese dell’amore ideale. E allora in questa dimensione il letto diventa sinonimo di cura, di terapia e di tempra dello spirito – perché lì si ama, si gioca, si inventano scuse e pretesti, si fantastica a occhi aperti, si sogna, si tradisce, si fanno parole crociate e si legge, si sperimenta la vita con le sue gioie e le sue avversità, lì ci si ascolta e ci si conosce. È così, perché il letto si presta a rivelare aspetti anche nascosti del carattere di ciascuno: le abitudini più intime, i desideri inconsci che riempiono le fantasie e i sogni della notte, le passioni più istintuali, la capacità di vivere e convivere con l’altro. Su queste sfumature Riccarelli si diletta e disserta, con delicatezza in uno stile di scrittura fluido e nitido, sui comportamenti umani da quelli comuni fino ai più insani. Piccoli quadri, storie nelle storie, che nonostante alcune tematiche forti passano lievi e solo raramente si insinuano nell’intimo. Senza nulla togliere alla raccolta, forse da un Premio Strega ci si poteva aspettare qualcosa di più.