I travestiti vanno in Paradiso

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I travestiti vanno in Paradiso

Sin dall'infanzia nel popolare quartiere milanese di Niguarda, l'identità del piccolo Maurizio è fatta più di dubbi che di certezze. Per esempio: chi è suo padre? Quel Luigi Paradiso che la bella e 'spostata' madre Bruna ha abbandonato dopo pochi mesi di matrimonio per tornare a battere il marciapiede (pare avesse iniziato a 16 anni), oppure un signore che gestisce il chiosco bar tabacchi davanti all'ospedale, o magari un anonimo violentatore come ama sostenere la madre? Boh. Gli unici punti fermi che il bambino ha sono i panini coi nervetti che la madre gli prepara e che lui mangia da solo al cinema o in macchina mentre lei batte in piazza Giulio Cesare, finché la donna non finisce in galera e per Maurizio inizia l'incubo dei collegi e delle assistenti sociali, delle suore violente e del bagno fatto nelle vasche per i panni con le spazzole di saggina, della fame e delle molestie da parte di preti pedofili. Un inferno che il bambino attraversa rafforzandosi nela sua convinzione di essere 'diverso' e durante il quale vive la sua iniziazione sessuale. Arriva l'adolescenza, e con essa arrivano la voglia di travestirsi, la cura a base di ormoni femminili, la prostituzione per pagarsi la plastica al seno (la prima di ben 13 fatte negli anni seguenti), la frequentazione del sottobosco milanese, la carriera nell'avanspettacolo sexy: è la fine degli anni '70 quando Maurizio parte per Londra e al Charing Cross Hospital, a 23 anni, in cambio di 1270 sterline, dice addio al suo pene. Il ragazzo dall'identità incerta esce di scena, è nata la scintillante Maurizia...
La regina de las noches si racconta senza peli sulla lingua in una lunga (e immaginiamo assai complicata) intervista alla giornalista Stefania Vitulli. Anzi, più che un'intervista è uno tsunami, un flusso di coscienza che solo faticosamente mantiene una qualche coerenza cronologica, irto com'è di digressioni e commenti a volte amari a volte clowneschi. Il cuore nero della storia di Maurizia e del libro è - ci viene da dire ovviamente - il suo rapporto tormentato con la madre (la stessa Paradiso nell'introduzione rivela che il libro avrebbe dovuto intitolarsi Quella puttana di mia madre), donna che sul dolore dell'abbandono - è infatti una trovatella - ha costruito altro dolore, da infliggere a se stessa e agli altri in un assurdo gioco di rancore e autodistruzione ("Io non ho mai avuto una madre e non vedo perché devi averla tu"). I lettori in cerca degli aneddoti piccanti che dalla biografia di una trans celebre fra spogliarelli, prostituzione, cinema hardcore e matrimoni altolocati sarebbe lecito attendersi rimarranno un po' delusi, perché il focus è sull'interiorità di Maurizia, sulle sue sofferenze, sulle sue contraddizioni, sui suoi rimpianti. E alla fine della lettura ti prende un nodo allo stomaco che non se ne va mica tanto facilmente.