Cocaina connection

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Cocaina connection
“Chiunque si trovi a che fare con un proprio familiare dedito all'assunzione di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina […] è come se vivesse in casa con la 'ndrangheta”. Questa una delle frasi più d'effetto pronunciate da Orfeo Notaristefano durante le presentazioni di Cocaina connection in giro per l'Italia. Una frase che da sola spiega quale sia la principale difficoltà per la comprensione di un movimento tanto radicato nel tessuto sociale - basti pensare ai fatti di Rosarno di inizio 2010 - politico ed economico del Paese (i proventi del traffico di stupefacenti penetrano in attività finanziarie e società quotate in Borsa) quanto sfuggente e inafferrabile. La 'ndrangheta non è solo Calabria, insomma. E il rischio di circoscrivere il fenomeno alla sola regione ionica è devastante, sia per chi lo studia che per chi prova a contrastarlo. Naturalmente non esistono mafie senza sfruttamento delle tossicodipendenze. Basti pensare che la 'ndrangheta controlla da sola l'85% del mercato degli stupefacenti. E i dati in questo senso sono raccapriccianti. Nell'ultima Relazione al Parlamento del Ministero della Solidarietà sociale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia si evince che il consumo di cocaina in soli cinque anni è passato da 350 mila a 700 mila. D'altronde contrastare lo smercio e la produzione internazionale di droga da parte delle Forze dell'Ordine è praticamente impossibile. Le nuove apparecchiature sono in grado di produrre anche fino a 80 mila pasticche all'ora e si calcola che nel mondo il numero per difetto di produzione sia non inferiore ai 400 milioni di pezzi. Chiaro che con questi numeri anche un modesto laboratorio è capace con 60/70 mila compresse di ripagarsi dei costi iniziali di produzione potendo quindi contare sul restante come profitto puro. Dunque come contrastare questo mostro a più teste? Ovviamente il primo passo di lotta al fenomeno passa dalla costituzione di politiche antidroghe efficaci, che mirino nello specifico alla repressione del narcotraffico, alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e alla riduzione del danno. Questi i quattro pilastri su cui secondo l'ex Ministro Ferrero si deve basare la politica Europea in materia di droghe. Dunque rispetto al passato l'orientamento è quello di affiancare ad una capillare politica di repressione, anche una riguardante la cura e la prevenzione. Molte in questi anni sono infatti le associazioni mediche e paramediche - ma anche volontarie - sorte per poter svolgere questo fondamentale compito sociale. Perché una società civile debole, individualista, sola, diventa il terreno ideale per la criminalità organizzata e uno Stato moderno questo oggi non può più assolutamente ignorarlo...
Orfeo Notaristefano, giornalista calabrese, anche in questo secondo volume – notevolmente arricchito e aggiornato rispetto al precedente - edito da Ponte Sisto affronta con precisione e completezza uno dei peggior cancri delle società civili moderne: le mafie e i loro strettissimi rapporti con le droghe. In particolare mette sotto la lente d'ingrandimento il fenomeno della 'ndrangheta calabrese, fenomeno forse meno “pubblicizzato” rispetto a Cosa Nostra, ma che è altrettanto radicato e ramificato in tutti i settori nevralgici del paese. Ne esce un volume molto ricco di informazioni, a volte fin troppo didascalico ma talmente preciso e utile che sarebbe addirittura da consigliare nelle scuole come libro di testo.