Nina Nihil giù per terra

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Nina Nihil giù per terra

Ci sono diverse cose che la gente non capisce o crede di sapere di te, se sei sovrappeso. Ad esempio, può stupirsi del fatto che tu sappia baciare bene, o del fatto che tu lasci un ragazzo follemente innamorato di te per imprecisati motivi. O che tu abbia messo in stand-by la tua carriera universitaria per finire ad accudire la neonata di una famiglia 'bene' prosaicamente  ribattezzata “la cagona”. Così come può non rendersi conto che i vestiti e i tacchi con cui sei stata bardata per andare a teatro non sono l’abbigliamento più comodo per correre dietro al 39 che è appena salpato dalla fermata. E sicuramente non può capire perché il mondo visto dal pavimento ti sembra più rassicurante, e solo lì riesci a fare in modo che il tuo cervello sia veramente libero di dare sfogo a tutta la tua creatività. Questo e molti episodi si combinano in una serie di esilaranti e agrodolci episodi della vita di Nina, la sovrappeso di cui sopra, che fedelmente le racconta a Mela, l’undicenne a cui fa da babysitter solo il giovedì pomeriggio: una comunicazione senza i filtri e le censure che generalmente si riservano a quelli che anagraficamente sono bambini, ma che mentalmente sono così liberi da cogliere la poesia di una estemporanea conversazione sulla vita fatta con uno sconosciuto sosia di Billy Corgan su e giù per le strade di Bologna…
Marta Casarini ha sicuramente dato vita a un personaggio intrigante, diverso dagli stereotipi e molto interessante, creando Nina Nihil. E nel farlo, ha anche dimostrato di sapersi destreggiare abilmente tra stili molto diversi tra loro, raggiungendo dei livelli notevoli in molte pagine. Ma è inevitabile leggendo la sua opera prima pensare a Jack Frusciante che incontra di sfuggita Bridget Jones e che stringe la mano alla Litizzetto. Per lo slang bolognese, la descrizione sentita e mai banale di una città che tutti sentono di poter conoscere anche se non hanno mai preso quel 39, e per le citazioni pop-punk-rock-alternative. O  forse perché le frustrazioni di essere un peso massimo in un mondo di donne-giunco, per quanto esilaranti, sono sempre descritte con un acume tagliente e dissacrante tale da disinnescare ogni parvenza di pateticità e da strappare al lettore ben più di un sorriso stiracchiato: la speranza di poter leggere presto altro di questa autrice, e seguirne l’evoluzione di stile per riconoscerlo un giorno, perché no, nell’opera di qualche altro esordiente.