Sex trafficking

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
voto
Sex trafficking

Sushila è nata in Nepal. A undici anni il figlio del padrone di suo padre l’ha violentata, ma la famiglia non le ha creduto. Così è scappata di casa. Per strada una coppia di coniugi l’ha adescata e l’ha portata a forza a Mumbai, dove è stata costretta a prostituirsi. Ad ogni rifiuto di fare sesso era picchiata e lasciata senza mangiare. Nonostante avesse ferite sanguinanti alla vagina, veniva obbligata ad avere rapporti con venticinque uomini al giorno. Vicende agghiaccianti come questa sono spaventosamente frequenti. Nel 2006 nel mondo si contavano 28,4 milioni di schiavi, di cui 1,2 costituiti da donne e bambine obbligate a prostituirsi. La tratta delle schiave del sesso ha avuto un’impennata agli inizi degli anni ’90, a seguito della caduta dei regimi comunisti dell’Europa orientale e dell’affermazione della globalizzazione economica. Questi due fattori, anziché migliorare i diritti e i redditi delle persone, hanno prostrato ulteriormente i paesi in via di sviluppo, portandoli alla miseria. La decisione, presa dagli Stati Uniti e dal Fondo Monetario Internazionale, di imporre il libero mercato negli stati ex socialisti, impreparati ad assorbire il sistema capitalistico, ha distrutto quel poco di benessere che possedevano, indebitandoli fortemente verso l’estero. La globalizzazione, dal canto suo, ha finito, nell’Asia del Sud e in Africa, per creare un divario enorme tra la ristretta schiera dei ricchi e una massa sempre più numerosa di individui che vive con meno di due dollari al giorno. La povertà e una mentalità arcaica, che considera la donna meno di zero, hanno prodotto l’espansione del mercato sessuale, caratterizzato da un’offerta crescente, ampia e diversificata, che ha abbassato notevolmente i prezzi delle prestazioni. Così da un lato abbiamo schiavisti senza scrupoli e proprietari di bordelli, che con rischi esigui e spese minime ottengono alti profitti, dall’altra una popolazione femminile sfruttata e abbruttita da continue violenze. Donne schiavizzate con l’inganno di un lavoro ben remunerato, vendute da padri o mariti per qualche dollaro, rapite con la forza, “vincolate” a debiti contratti con trafficanti aguzzini. “Ci sarà mai una fine alla sofferenza delle donne?” si chiede Shama, un’indiana madre di una figlia schiavizzata a tredici anni. Le soluzioni ci sarebbero, manca la volontà…
A Siddharth Kara, studioso americano e attivista di Free The Slaves, organizzazione che lotta per l’abolizione della schiavitù nel mondo, l’idea di questo libro è nata durante un soggiorno di lavoro presso un campo rifugiati in Slovenia nel 1995, ascoltando le storie di donne bosniache musulmane stuprate da soldati serbi e poi vendute nei bordelli di tutta Europa. Questo ricordo l’ha spinto a compiere tre viaggi in diverse parti del mondo, dove abitualmente alla luce del sole si svolge la tratta delle schiave. Il sistema è radiografato in tutti i suoi aspetti: le tecniche di adescamento delle vittime, i meccanismi del traffico, i guadagni, i rischi, la posizione dell’autorità giudiziaria e di polizia, le gerarchie interne delle organizzazioni dei trafficanti, le strutture delle “case di piacere”. A questo necessario schematismo, si aggiunge il racconto dell’esperienza diretta che Kara ha fatto in più paesi: India, Nepal, Thailandia, Birmania, Italia, Olanda, Moldavia, Albania e Stati Uniti. Le testimonianze delle schiave intervistate sono dure da digerire, un vero colpo allo stomaco. L’autore ha la capacità di farti entrare sotto la pelle di queste donne, di sentire le loro paure, l’angoscia di non essere più nulla. All’analisi lucida e numerica subentra la vita con tutta la sua tragedia. Concepito come un atto d’accusa, Sex trafficking è un saggio versatile: economico, storico, sociologico. Con grande forza e partecipazione emotiva, Siddharth Kara ci dice che quanto ha descritto è parte del mondo, spesso quello in cui viviamo, e che nostro dovere etico è non rimanere indifferenti, ma reagire ad un abominio così disumano cercando soluzioni efficaci, come lui stesso propone nel suo libro. Perché ci ricorda che “il sesso a pagamento è un atto di egoismo o di immoralità che non può essere condizionato da alcun appello morale”.