Hanno il sorriso e la malinconia
Sono tante le storie racchiuse in un piccolo cimitero di montagna che aspettano unicamente un cantastorie per essere riportate alla luce. Entrando nel cimitero di Nismozza (Ribsatta nel dialetto locale), un paesino tra le colline reggiane, è facile fare un salto nel passato, nell'atmosfera contadina degli inizi del '900, quando la vita era dura e la gente semplice e senza malizia. Riemergono così decine di storie che rischiavano di essere dimenticate per sempre. Storie tristi, come quella di Maria Domenica Costa - la prima ospite del piccolo cimitero - morta in giovane età non riuscendo a sopportare la perdita del figlio. O quella di Don Sperindio Bolognesi, semplice curato di campagna, che diventò una delle tante vittime della Seconda guerra mondiale, colpevole di aver offerto rifugio ad alcuni partigiani. Storie di personaggi unici e strani, come quella di Antonio Bottazzi, soprannominato Tugnin dagl'Ost, uomo ruvido e scostante, più vicino al bosco e alla natura che ai suoi stessi famigliari e compaesani; o quella di Argentina Fiorini coi suoi inseparabili calzetti rossi che portava per dimostrare la sua salda fede comunista. E ancora, storie di chi è emigrato in cerca di fortuna e di chi è tornato con la coda tra le gambe, di chi ha perso la gioventù e la vita in guerra e di chi invece da Nismozza non si è mai mosso, fedele alla propria terra...
Questi e altri racconti in Hanno il sorriso e la malinconia, una raccolta di biografie a metà tra la ricerca storica e la leggenda popolare. É meritevole l'intenzione dell'autrice, anch'essa originaria dell'Appennino, di riportare in vita modi di vita e consuetudini di un'antica società montanara, anche se non sempre l'abilità narrativa è all'altezza della situazione: il risultato è una testimonianza ricca di nomi ed eventi che possono essere di scarsa rilevanza per un lettore del tutto estraneo alla zona. L'approccio giusto al libro non è tanto quello di cercare un altro Spoon River, quanto di immergersi in una ricerca guidata da un interesse più storico-sociale che letterario, anche perché alcune biografie sono accompagnate da bellissime foto d'epoca rappresentanti i personaggi e luoghi menzionati. L'autore è Amanzio Fiorini, il fotografo-orologiaio del paese, classe 1884, che nel corso della sua vita ritrasse migliaia di volti, lasciando una traccia indelebile di una società ormai estinta.

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