Budapest noir

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Budapest noir
Budapest, 1936. Zsigmond Gordon, brillante giornalista di cronaca giudiziaria sull'Az Est, sorseggia il suo caffè al Balaton. Il Primo ministro Gombos è morto e la città è in fermento politico. Gordon quella mattina ha appuntamento con l'ispettore Vladimir Gellért, uno dei capi della V Squadra omicidi, per cercare di saperne di più su un traffico di valuta in città che vede coinvolto l'ispettore Ròna, collega di Gellért. Nell'ufficio del poliziotto, approfittando della sua assenza, il giornalista scorge in un cassetto un paio di foto ritraenti una splendida ragazza in pose inequivocabili. Quel volto, quel corpo flessuoso, la curiosa voglia grossa come una moneta all'altezza del gomito, colpiscono profondamente l'immaginazione di Gordon, anche per la non trascurabile circostanza di trovarsi in un ufficio della polizia statale. Quella sera stessa in redazione arriva una telefonata. Una ragazza è stata trovata morta in un quartiere malfamato del centro, noto luogo di prostituzione. Gordon si fionda sul posto. La giovane donna è deceduta da poco. Accanto a lei la sua borsetta. All'interno non è stato trovato nulla. Solo un Mirjam, un libro di preghiere femminili ebraiche. Gordon si avvicina per esaminare meglio il corpo e dalla manica della giacca, all'altezza del gomito, vede la stessa identica voglia a forma di moneta della ragazza della foto. Il sangue per la coincidenza gli si gela all'istante. L'adrenalina e l'innata curiosità da segugio fanno il resto. Si butta a capofitto nelle indagini per cercare di capire quale curiosa coincidenza leghi quelle fotografie al ritrovamento del cadavere di una prostituta ebrea. Ad affiancarlo nelle indagini due preziosi angeli custodi, Krisztina, affascinante, regale e discreta compagna di vita e Mòr, il vecchio e lucido nonno, esperto preparatore di marmellate. Solo che i tre non hanno neppure idea di quali piedi andranno a calpestare e in quale pericolosissimo pasticcio si stiano per infilare...
L'ungherese Vilmos Kondor, brillante cinquantacinquenne professore di matematica, è con Budapest noir al suo quarto romanzo - il primo però a essere pubblicato - di una serie tutta ambientata in un'affascinante Budapest anteguerra, ispirata all'hard-boiled americano. Il suo non eroe è il cocciuto giornalista di cronaca giudiziaria Zsigmond Gordon. Gordon ha l'istinto e il pedigree del segugio di professione, incapace ovviamente di poter resistere alla tentazione di cacciarsi nei guai. E' costruito con grande credibilità il personaggio principale, ma ottima è anche la caratterizzazione dei suoi fidi comprimari. La bella e affascinante musa e il vecchio e saggio nonno. La parte di maggior fascino del romanzo - che ha come unica pecca, almeno nella parte nevralgica della storia, di deficitare leggermente di pathos, il che, trattandosi di noir, rischia sul più bello di appiattirne un po' l'attenzione ed il ritmo - tuttavia rimane l'ambientazione. Kondor ha saputo infatti ricreare con infinita cura e tridimensionalità il fascino misterioso e fumoso di una Belle époque ungherese molto cupa e retrò. Sembra quasi di sentire i colpi secchi dei tacchi dei protagonisti rimbombare sul selciato, mentre avvolti nelle nebbie si procede sotto la fioca luce dei lampioni, tra viuzze umide ed anguste e piazze maestose, palazzi regali e maleodoranti bordelli di periferia. La rappresentazione della capitale dell'Est alla vigilia della Grande Guerra, con i suoi torbidi e cupi vizi notturni è indubbiamente da Oscar per la fotografia.