Hermann Hesse

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Hermann Hesse

"Quando mi sprofondo in un bel libro, faccio qualcosa di meglio, di più intelligente, di più meritevole di quanto non abbiano fatto da anni tutti i re e i ministri di questo pazzo mondo. Io costruisco là dove loro distruggono; raccolgo là dove loro disperdono; amo Dio là dove loro lo rinnegano e lo crocifiggono".

Un crocevia di culture, la famiglia di Hermann Hesse, una miscellanea di tradizioni usi e costumi differenti che sin dall’infanzia costruiscono le basi per l’edificio composito e affascinante che sarà il suo pensiero. Nasce a Calw, nello Shwarwald il 2 luglio del 1877: suo padre Johannes, cittadino tedesco, era nato in Estonia (che apparteneva dal 1721 alla Russia) e lavorava come direttore editoriale. Sua madre, Maria Gundert, era nata a Talatscheri, in India, e parlava oltre cinque lingue; il padre di lei, Hermann, era un conosciuto missionario tedesco, mentre la madre era di origine svizzera-francese. Non stupisce quindi l’amore e la fascinazione per l’Oriente che impregnerà tutta l’opera di Hesse e che trova l’apoteosi nella stesura del libro che lo renderà noto in tutto il mondo, Siddharta. Il piccolo Hermann riceve un’educazione molto severa e umanistica che provocò, come si evince dai molti frammenti autobiografici dell’autore, forti conseguenze sulla sua sensibilità e una decisa avversione verso le imposizioni familiari. Passa l’infanzia tra Calw e Basilea, frequenta il seminario evangelico di Maulbron dove era stato iscritto dalla famiglia affinché compiesse studi teologici. Ma il giovane Hesse non riesce a resistere e lo abbandona definitivamente dopo un tentativo di fuga e uno di suicidio nel 1892.  Dopo il ricovero in una struttura sanitaria di igiene mentale, prosegue la sua formazione da autodidatta. Vive a Tubinga e in seguito a Basilea dove lavora come libraio e compone le sue prime opere. Visita spesso l’Italia e proprio Italia sarà il titolo di una raccolta di scritti tra saggi, poesie, pensieri. Ma il suo spirito ribelle e polemico nei confronti delle istituzioni e delle imposizioni si esplica nei suoi primi romanzi Peter Camenzind (del 1904, anno del suo matrimonio con Maria Bernoulli da cui avrà tre figli) e Sotto la ruota, in cui viene rievocata la difficile esperienza del seminario. Dopo lo scoppio del primo conflitto mondiale e dopo essere stato riformato, abbandona la Germania e si trasferisce in Svizzera (ne prenderà la cittadinanza nel 1923). Non condivide le idee nazionaliste del suo paese e nello stesso tempo prende le distanze dai pacifisti riuniti in Svizzera. È questo un momento molto difficile che segna profondamente la sua poetica. Abbraccia le teorie junghiane a cui ricorre per sanare un suo forte disagio interiore e cercherà nuovi riferimenti ai valori tradizionali nei quali farà fatica a riconoscersi avvertiti come non più validi. Sono gli anni in cui dà alla luce i suoi grandi successi letterari Demian e Siddharta sotto la spinta della sua nuova passione per la pittura e dopo un viaggio in India. Ecco dunque che il tema del dualismo simbolico, del misticismo orientale, del sogno si delineano per essere poi sviluppati in seguito. Il suo primo matrimonio finisce drammaticamente in seguito allo squilibrio mentale della moglie, allora sposa una donna più giovane di lui di vent’anni, Ruth Wenger, una cantante anche se il loro matrimonio li vide insieme per pochissimo tempo (si sposerà una terza volta nel 1931 con Ninon Dolbin Aüslander, che gli resterà vicina fino alla morte). Da questo periodo nasce Il lupo della steppa, in cui vengono indagati i conflitti tra le convenzioni borghesi e l’istintualità, tema che verrà riproposto e rielaborato anche in Narciso e Boccadoro, la storia di un’amicizia ambientata nel Medioevo. Questo libro fa finire Hesse nelle liste di proscrizione naziste per essersi rifiutato di censurare alcune parti, e il suo status di dissidente viene confermato dalla rischiosa scelta di dare asilo durante tutta la Seconda guerra mondiale nella sua casa di Montagnola a letterati e intellettuali obbligati all’espatrio. Nel 1946 vince il Premio Nobel per la Letteratura. In tarda età si avvicina al conservatorismo e ne Il gioco delle perle di vetro, ambientato in un possibile futuro, riprende i temi di sempre impreziositi di riferimenti colti. Hermann Hesse muore a Montagnola nel 1962 per emorragia cerebrale, all’età di 85 anni.