La ragione e il sentimento

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La ragione e il sentimento

Nilde Jotti nasce e cresce in una famiglia nella quale le idee sono già abbastanza chiare. Il padre Egidio è un fervente socialista, un accanito sindacalista e lavora agli scambi ferroviari. La Nilde, nata in pieno ventennio nel cuore rosso del’Emilia, viene mandata a studiare in scuole cattoliche perché Egidio è risoluto: “meglio i preti dei fascisti”. È lì che si forma la sua cultura, ma anche la sua capacità critica: “Fu proprio studiando la dottrina cattolica e i vangeli che nella mia mente cominciarono i dubbi. Il ‘credo perché assurdo’ non mi convinceva. Scoprii di essere razionale”. E questa razionalità, unita alle contingenze della guerra, ad un partigiano comunista trovato morto per strada ed all’aiuto del cugino Valdo Magnani, militare, l’aiuta a capire qual è la sua strada, il suo destino: il comunismo. Nella Resistenza ha il ruolo di staffetta sempre appartenuto alle donne ed anche l’incarico di recuperare indumenti per i partigiani in montagna. Questo è il suo contributo, da giovanissima, alla lotta di Liberazione. Inizia la sua carriera politica con la candidatura al consiglio comunale di Reggio Emilia, la sua città.  Nel 1946 la candidano alla Costituente. Allora, il PCI 'spacca' con il 45% dei voti e la Jotti entra subito nella logica parlamentare dedicandosi a stilare il documento che presenterà in commissione ed in particolare i punti che riguardano la famiglia. Un argomento che sarà il cavallo di battaglia di tutta la sua carriera politica, proprio lei che di famiglia ne costruì una totalmente fuori dagli schemi dell’epoca. È proprio quell’amore scoppiato tra lei ed Ercoli, il Migliore, l’uomo di Mosca, insomma Togliatti a mettere in crisi non tanto i costumi del tempo quanto, addirittura, lo stesso PCI. Invisa alla dirigenza interna, perfino a Stalin, Nilde è accusata di aver gettato un’onta su quella granitica moralità della quale i comunisti sono sempre andati fieri. Addirittura, la si accusa di essere una spia della CIA, messasi a fianco di Togliatti per attentare alla sua vita. Quei sospetti, infondati, acquistano spessore con l’attentato al leader comunista ordito da Antonio Pallante e con un incidente stradale mentre con la figlia adottiva, Marisa Malagoli, vanno in vacanza in montagna. Ma lei non reagisce mai al vociare scomposto che le sollevano attorno e sa tenere separata - con la discrezione e la signorilità che le erano proprie - la sua vita privata, il suo amore per l’uomo Palmiro e non necessariamente per il leader Togliatti, la sua piccola famiglia, dalla sfera pubblica, quella sfolgorante carriera culminata in tredici anni di Presidenza della Camera, un record che nessuna donna può vantare nella storia repubblicana…
Scrivere della figura di Nilde Jotti probabilmente non è tra le cose più facili da fare anche perché il rischio è quello di cadere nella banalità degli eventi che le sono stati appiccicati addosso. Nel peggiore dei casi, come purtroppo a tratti succede in questo volume, la figura della Jotti sparisce nel cono d’ombra creato dalla straripante presenza di Palmiro Togliatti. Si fa altrettanta fatica a rintracciarla in una lettura tutto sommato un pò confusionaria in cui il soggetto non sembra essere più tanto Nilde Jotti quanto il tipo di rapporto che c’è stato tra lei e Togliatti e i mal di pancia del PCUS per la loro relazione. Insomma, nulla di nuovo sotto il cielo e già il titolo - abbastanza inflazionato ultimamente - non lascia presagire una biografia ricca di retroscena inediti. Probabilmente non è nemmeno questa l’intenzione dell’autore, più concentrato ad illuminare la persona Nilde che non la Madre della Repubblica Jotti. Non il massimo per una donna a cui Oriana Fallaci attribuì “un volto da badessa”, sempre volta al più stretto e composto riserbo. Il suo valore politico è colto, forse, soltanto da chi ha già nel proprio retroterra culturale contezza del soggetto di cui legge. Diciamo allora che si tratta di una biografia pop, al sapore di tortelli di zucca, con un’ambientazione domestica e qualche frangente di commozione (ma solo per i nostalgici).