Il sentiero dei nidi di ragno
Il romanzo d’esordio di Italo Calvino esce nel 1947, quando l’eco della Seconda Guerra Mondiale risuona ancora nitido. In duecento pagine scarse, l’autore ci parla della Resistenza utilizzando la lente distorta degli occhi di un bambino: Pin gli consente di guardare quasi di striscio ai fatti, tanto che solo in un capitolo - nel quale prende la parola il comandante Kim - si parla di teoria politica. Per il resto è tutto un susseguirsi di immagini epifaniche e di vicende da romanzo di formazione: Pin è il protagonista tormentato dal conflitto con i ‘grandi’, di cui non c’è mai da fidarsi, dalla violenza che lo circonda contro cui è impotente, e dal sesso, che resta un tabù. Il suo cammino in una realtà tutta da scoprire e da costruire è il difficile ma inevitabile preludio alla costruzione di una coscienza civile che di lì a poco tradurrà in pratica l’autodeterminazione, sconfiggendo l’esercito nazifascista. Nella preziosa introduzione Calvino ci dà poi una lezione su come interpretare il suo romanzo, nato da un urgenza di raccontare gli accadimenti vissuti in prima persona dallo stesso autore. Una storia dentro la storia che grazie a un linguaggio scorrevole e a tratti intriso di espressioni dialettali ci fa sentire più vicine le vicende che hanno dato origine alla nostra Repubblica.
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