La nascita dell'India moderna
Il 15 agosto 1947 l'India ottiene l'indipendenza dalla Gran Bretagna, ma il 30 gennaio 1948 viene ucciso Gandhi, il "Bapu", padre della nazione, che era stato uno dei maggiori artefici e fautori dell'indipendenza indiana. La sua lotta all'imperialismo attraverso la non violenza era stata contestata dal giovane Subhas Chandra Bose che, pur ammirando il magnetismo di Gandhi, la sua la capacità di attirare la folla, le sue convinzioni morali e l'identificazione con l'anima dell'India, sosteneva la necessità di un confronto diretto e radicale che avrebbe potuto implicare anche azioni violente. Soprattutto per questo motivo Gandhi, sebbene impressionato dal patriottismo di Bose, ne temeva l'irruenza e cercava di tenerlo lontano dalle alte cariche del Congresso. Anche se divisi nelle strategie, Gandhi e Bose condividevano valori di fondo quali il rispetto della multiculturalità del paese e la necessità di tolleranza reciproca. Entrambi erano convinti che il pensiero liberale occidentale difficilmente avrebbe potuto portare a decisioni valide per l'India. Bisognava piuttosto cercare soluzioni che rispettassero le reali condizioni del paese. Per Gandhi i centri fondamentali erano i villaggi che dovevano essere collegati fra loro da un principio di interrelazione piuttosto che da un principio gerarchico. Bose all'inizio della sua attività politica aveva sostenuto l'importanza della democrazia, successivamente - cosciente della corruzione generalizzata delle province - si era convinto che il paese, per garantire ordine e affidabilità, necessitasse di un governo autoritario. Pur criticando gli eccessi delle dittature nazifasciste, lodava l'ordine pubblico vigente nei paesi soggetti a tali regimi. Chandra Bose morì in circostanze misteriose nel 1945. Designato dallo stesso Mahatma Gandhi come il proprio successore politico, fu Jawaharlal Nehru ad assumere la leadership del paese al momento dell'indipendenza. Nehru credeva nei valori liberali e democratici; le idee socialiste gli avevano inculcato il valore dell’equità. Si proponeva di rafforzare la democrazia con un apparato istituzionale articolato che potesse garantire laicismo, libertà e parità di diritti (era favorevole all’emancipazione femminile e all’uguaglianza dei sessi), fortemente frenata dal fenomeno delle caste. Costretto a districarsi nella fitta rete di tradizione e superstizione, Nehru era deciso a modernizzare l’India, convinto che fosse compito dello stato proteggere e sostenere il paese (ancora legato alla tradizione e a una struttura coloniale) e la sua economia e guidarlo verso il progresso. Purtroppo l’eccessivo protezionismo ha penalizzato l’India rendendola non competitiva sui mercati internazionali. Ostacolato nelle riforme economiche e sociali dalle classi dominanti, poco inclini a perdere i propri privilegi, Nehru ha dovuto fare i conti anche con la forte corruzione e l’eccessiva burocrazia. Rimasto in carica fino al momento della sua uccisione, nel 1964, Nehru non è stato capace di creare una leadership in grado di succedergli e continuare la propria politica...
Attraverso l’analisi accurata del suo recente passato, Reba Som, scrittrice e storica indiana, descrive l’India di oggi, le sue contraddizioni, i problemi e le prospettive. Introduce Gandhi, Bose e Nehru, le tre figure chiave del 20°secolo, che vengono raccontate anche attraverso aneddoti e episodi della loro vita in modo da capire fino in fondo la portata della loro eredità politica e intellettuale.

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