Ossi di seppia
Gli Ossi di seppia costituiscono il punto di partenza del percorso poetico di Eugenio Montale, una delle figure poetiche di maggior rilievo del Novecento. Nato a Genova nel 1896 e morto a Milano nel 1981, conseguì il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 a cinquant’anni esatti dalla pubblicazione di questo suo libro d’esordio, che vide la luce nelle edizioni di Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti. Un soffio salino dà l’aroma a tutto il libro, articolato in ventidue componimenti lirici, lontanissimi dal gusto esteriore del paesaggio, eppure attente a riprodurre - nella più forma più nuda e scabra possibile - suoni e accenti propri della sua regione. Di una terra desolatamene arida e dimessa, che il giovane autore genovese ritrae prendendo le distanze dai moduli della poesia aulica del periodo precedente, per calarvi la sua ansia di scoprire un varco che riveli il senso nascosto delle cose e del vivere. L’impossibilità di fungere da vate, il rifiuto di ogni facile ottimismo consolatorio, la stoica consapevolezza del male di vivere costituiscono di fatto i tratti dominanti di una lirica espressa attraverso l’impiego di versi liberi, che non mancano tuttavia di recuperare elementi stilistici della tradizione. Utilizzando tutto il sapore e il colore della parola per oltrepassare l’esigenza di un sensualismo naturale, risolvendo l’immediata materia dell’ispirazione in un tono di sconsolata riflessione.
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